foglie di acero opalo in autunno

Alberi Latifolie

Acero opalo

L'acero opalo è una pianta molto diffusa nel bacino del Mediterraneo, nel nostro Paese si trova al centro-sud. Vengono illustrate le esigenze pedoclimatiche, le cure colturali ed i parassiti

di Redazione

13 ottobre 2010

Generalità

L’acero opalo, denominato anche acero italico, appartiene alla famiglia delle Aceracee, al genere Acer ed alla specie opalus. È un albero di medie dimensioni, alto in genere 15 m, raramente oltrepassa i 20 m, con una chioma tondeggiante e piuttosto densa. Il tronco è eretto, talvolta contorto, ramificato e può raggiungere un diametro superiore ad 1 m, con una corteccia di color grigio scuro, liscia nelle piante giovani, mentre negli esemplari adulti si presenta screpolata in placche quadrate. Le foglie sono caduche, opposte, lunghe fino a 13 cm e larghe 5-15 cm, provviste di un lungo picciolo, con 3-5 lobi, palmati, seghettati ed arrotondati al margine, con la pagina superiore di color verde brillante e quella inferiore grigia; in autunno assumono una colorazione rosso-arancione. I fiori sono ermafroditi, di piccole dimensioni, provvisti di un lungo peduncolo, di un colore giallo lucente e riuniti in infiorescenze a corimbo pendule. La fioritura avviene contemporaneamente all’emissione delle foglie nei mesi di aprile e maggio. Il frutto è una samara di un colore verde tendente al rosa, costituita da due semi alati disposti in modo da formare un angolo retto, lunghi complessivamente fino a 2,5 cm, mentre i soli semi sono tondeggianti con un diametro di circa 1 cm. Il legno è compatto, di un colore bianco tendente al rosa, duro e pregiato, viene impiegato per la fabbricazione di strumenti musicali, attrezzi agricoli, mobili e per lavori di tornitura.

Clima e terreno

L’acero italico preferisce i climi temperati, però si sviluppa bene anche negli ambienti caratterizzati da inverni non eccessivamente rigidi, infatti è in grado di resistere a temperature di alcuni gradi sotto lo zero. Le esposizioni migliori sono gli ambienti completamente soleggiati, però vegeta bene anche nelle aree parzialmente ombreggiate. In fatto di terreno l’acero opalo è una pianta piuttosto adattabile, però predilige i suoli calcarei, ben drenati e sassosi, si sviluppa bene anche sui terreni argillosi non eccessivamente compatti, mentre rifugge quelli acidi. Questa specie è originaria del bacino del Mediterraneo, però è diffusa anche nei Balcani e nell’Africa settentrionale; nel nostro Paese è presente nelle regioni centro-meridionali fino a 1000-1200 m di altitudine.

Sottospecie

L’acero italico è una specie piuttosto polimorfa, infatti comprende diverse sottospecie tra cui le più importanti sono l’acero napoletano (Acer opalus neapolitanum) e l’acero d’Ungheria (Acer opalus obsatum). L’acero napoletano è caratterizzato da foglie pelose sulla pagina inferiore e piuttosto grandi, lunghe 10-14 cm e larghe mediamente 15 cm, è diffuso prevalentemente nel sud Italia. L’acero d’Ungheria, rispetto al precedente, ha le foglie più piccole ed è presente anche nella Penisola Balcanica.

Impianto

L’acero opalo si moltiplica per seme, però ricorrendo alla propagazione per talea si ottengono esemplari identici alla pianta madre; l’impianto si effettua in autunno oppure a fine inverno-inizio primavera. Nel caso di rimboschimenti si mettono a dimora delle piante giovani alte 0,5-1 m e poco distanziate tra loro, mentre nei parchi pubblici si utilizzano piante alte 3 m, aventi una circonferenza del fusto di 16-18 cm e distanziate tra loro almeno 6 m; le dimensioni della buca sono di 60 X 60 cm con una profondità di 80 cm, inoltre per il sostegno sono necessari due tutori in legno alti 2 m da piantare nel terreno ed un traversino attaccato ad essi e legato alla pianta.

Tecniche di coltivazione

L’acero italico viene coltivato a scopo ornamentale per la colorazione delle foglie in autunno nei parchi pubblici e nei giardini anche come esemplari isolati, per effettuare rimboschimenti in consociazione ad altre latifoglie, per il recupero ambientale di aree fortemente calcaree e per la formazione di alberature stradali. Con la potatura ci si limita ad eliminare le parti secche o danneggiate ed eventuali rami posizionati troppo in basso nel caso dei viali alberati. La concimazione si esegue durante all’impianto apportando del letame maturo, negli anni seguenti, qualora fosse necessario, si distribuisce del concime complesso a lenta cessione alla ripresa vegetativa. Nei primi anni successivi all’impianto vengono eseguite delle irrigazioni, mantenendo il terreno umido durante l’estate, mentre quando l’albero è adulto resiste alla siccità e si interviene soltanto dopo lunghi periodi di asciutta.

Parassiti

L’acero opalo è una pianta abbastanza soggetta ad attacchi di parassiti, tra i funghi si ricordano l’oidio, che colpisce le foglie, i cancri rameali di Nectria galligena e la verticillosi, la quale si instaura nel sistema vascolare provocando il disseccamento dei rami. L’insetto più pericoloso è un coleottero xilofago che può colpire i giovani esemplari in vivaio, ma anche alberi adulti, provocando disseccamenti all’intera pianta; attualmente il metodo di lotta più efficace consiste nell’eliminazione delle piante attaccate. Un altro parassita animale è il ragnetto rosso, un acaro che attacca anche altri aceri.

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Domande frequenti

  • Quali sono le condizioni ideali di esposizione e temperatura per l'acero opalo?
    L'acero opalo predilige esposizioni a pieno sole, ma vegeta correttamente anche in zone parzialmente ombreggiate. È una specie adatta ai climi temperati e mostra buona resistenza al freddo, sopportando temperature fino a pochi gradi sotto lo zero senza subire danni gravi. Non richiede protezioni speciali contro il gelo, purché il clima non sia eccessivamente rigido. La sua adattabilità termica lo rende adatto alla coltivazione in molte aree del Centro-Sud Italia e fino a 1000-1200 metri di altitudine.
  • Che tipo di terreno preferisce l'acero opalo e quali sono quelli da evitare?
    Questa pianta è piuttosto adattabile, ma mostra una netta preferenza per i suoli calcarei, ben drenati e sassosi. Si sviluppa bene anche in terreni argillosi, purché non siano eccessivamente compatti. È fondamentale evitare terreni acidi, poiché l'acero opalo li rifiuta. Una corretta drenatura è essenziale per prevenire ristagni idrici che potrebbero compromettere la salute radicale, specialmente nei primi anni di impianto.
  • Come si effettua la potatura dell'acero opalo?
    La potatura dell'acero opalo è generalmente leggera e si limita all'eliminazione dei rami secchi, danneggiati o malati. Nei casi specifici di alberature stradali, possono essere rimossi i rami posizionati troppo in basso per garantire la viabilità. Non sono necessarie potature strutturali complesse. L'intervento principale serve a mantenere la forma naturale della chioma tondeggiante e a rimuovere il legname morto, favorendo la salubrità generale dell'albero senza stressarlo eccessivamente.
  • Quali sono i principali parassiti e malattie che colpiscono questa pianta?
    L'acero opalo è soggetto ad attacchi fungini come l'oidio sulle foglie, i cancri rameali causati da Nectria galligena e la verticillosi, quest'ultima provoca il disseccamento dei rami agendo sul sistema vascolare. Tra gli insetti, il pericolo maggiore proviene da un coleottero xilofago che può uccidere interi esemplari; il trattamento più efficace è l'abbattimento delle piante infette. Anche il ragnetto rosso è un parassita comune che attacca questa specie.
  • Quando e come va effettuata la concimazione?
    La concimazione principale avviene al momento dell'impianto, apportando letame maturo nel terreno. Negli anni successivi, la fertilizzazione non è sempre necessaria, ma se si ritiene opportuno somministrare nutrienti, si consiglia di utilizzare un concime complesso a lenta cessione durante la ripresa vegetativa primaverile. Questo approccio garantisce un apporto graduale di elementi nutritivi essenziali per sostenere la crescita e la colorazione autunnale delle foglie.

Scheda Tecnica

Acer opalus

Nome scientificoAcer opalus
FamigliaSapindaceae (ex Aceraceae)
Tipo di piantaAlbero deciduo medio-grande
OrigineBacino del Mediterraneo, Balcani, Nord Africa
EsposizionePieno sole o mezz'ombra
TerrenoCalcereo, ben drenato, sassoso; evita suoli acidi
IrrigazioneModerata nei primi anni; adulta resistente alla siccità
FiorituraAprile-Maggio (contemporanea alle foglie)
Altezza15-20 metri
ConcimazioneLetame maturo all'impianto; concime complesso lento a ripresa vegetativa
PotaturaLeggera: eliminazione rami secchi/danneggiati e bassi
MoltiplicazioneSeme (autunno/fine inverno); talea (per cloni)
Malattie e parassitiOidio, Verticillosi, Cancri da Nectria, Coleotteri xilofagi, Ragnetto rosso
Difficoltà di coltivazioneFacile

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