foglie ed infiorescenze di albero dei rosari

Alberi Latifolie

Albero dei rosari

In questo articolo vengono descritte le esigenze pedoclimatiche, le cure colturali, la tossicità e l'utilizzo dell'albero dei rosari.

di Redazione

27 ottobre 2010

Generalità

L’albero dei rosari, denominato anche melia, appartiene alla famiglia delle Meliacee, al genere Melia ed alla specie azedarach. È un albero di medie dimensioni, alto 12-15 m, caratterizzato da una crescita piuttosto rapida e da una forte attitudine pollonifera; la chioma è compatta e tondeggiante. Il tronco è eretto o leggermente tortuoso, la corteccia è di colore grigio scuro e presenta delle fessurazioni longitudinali, i rami giovani sono pelosi e rossicci. Le foglie sono caduche, opposte, composte, provviste di un lungo picciolo e lunghe complessivamente fino a 50 cm; il picciolo principale si ramifica in piccioli più brevi sui quali si inseriscono 2-3 coppie di foglioline, più una apicale, lisce, con una pagina superiore di color verde scuro, mentre inferiormente sono più chiare. I fiori sono ermafroditi, di piccole dimensioni, gradevolmente profumati, di colore viola e riuniti in infiorescenze a grappolo; la fioritura inizia nel mese di maggio, protraendosi fino a luglio. I frutti sono delle drupe rotonde, aventi il diametro di 1 cm, che maturano a fine autunno assumendo una colorazione giallo dorata ed in seguito alla permanenza sulla pianta durante l’inverno divengono rugosi e biancastri.

Clima e terreno

La melia preferisce i climi temperati, però si adatta bene anche a quelli caldi e secchi in quanto sopporta le temperature elevate; possiede anche una buona tolleranza al freddo, tenendo conto che con valori termici inferiori ai – 10 °C possono danneggiare l’albero, e al vento. Le esposizioni migliori sono gli ambienti completamente soleggiati, però vegeta bene anche in aree parzialmente ombreggiate. In fatto di terreno è una specie adattabile, infatti ha un buon sviluppo sui suoli sassosi e leggeri, però predilige i terreni freschi, profondi, umidi e ben drenati, mentre non gradisce quelli troppo compatti in quanto risultano soggetti ai ristagni idrici. Questa specie è originaria dell’India, del sud della Cina e dell’Australia, attualmente è presente in tutta Europa e negli Stati Uniti; nel nostro Paese è diffusa nelle regioni centro-meridionali.

Propagazione

L’albero dei rosari si moltiplica per seme e per polloni radicali. I frutti una volta trascorso l’inverno cadono a terra o vengono diffusi nell’ambiente circostante da alcuni uccelli, a causa della buona capacità di germinazione dei semi e di uno sviluppo veloce la melia può diventare invasiva ed aggressiva nei confronti degli altri alberi. La semina di solito avviene in primavera, però per ottenere esemplari identici alla pianta madre si ricorre alla propagazione per via vegetativa, che consiste nel prelevare i polloni basali mettendoli a radicare in un substrato costituito da sabbia e torba in parti uguali. Una volta avvenuta la radicazione le piantine sono pronte ad essere trapiantate.

Tecniche di coltivazione

L’albero dei rosari viene coltivato a scopo ornamentale per la sua fioritura e per l’aspetto di albero spoglio provvisto di frutti disposti in grappoli durante la stagione invernale. È presente nei giardini privati e si impiega per la formazione di alberature stradali in quanto resiste all’inquinamento atmosferico. È sconsigliata la messa a dimora nei parchi pubblici e, specialmente, nelle aree ricreative frequentate dai bambini in quanto i frutti se ingeriti possono risultare anche mortali. Con la potatura, fin dalle prime fasi di crescita, bisogna dare la forma alla pianta eliminando i rami posizionati in basso, in modo da limitare eventuali tagli grossi futuri in quanto la melia fatica a cicatrizzare; per quanto riguarda gli alberi adulti vanno asportate le parti secche, danneggiate ed i polloni che si sviluppano alla base della pianta. La concimazione si esegue durante all’impianto apportando del letame maturo, negli anni seguenti, qualora fosse necessario, si distribuisce del concime complesso a lenta cessione alla ripresa vegetativa. Nei primi anni successivi all’impianto è meglio ricorrere all’irrigazione, una volta che l’albero è adulto è in grado di resistere alla siccità prolungata. L’albero dei rosari è una pianta rustica, per cui è poco soggetta ad attacchi di parassiti, tra i funghi si ricordano i marciumi radicali e la ticchiolatura, che colpisce le foglie.

Tossicità

La melia è una pianta tossica per l’uomo in quanto in tutte le sue parti contiene delle potenti sostanze neurotossiche, concentrate maggiormente nei frutti, infatti basta ingerire poche drupe per provocare la morte nel giro di una giornata; i sintomi dopo qualche ora possono essere vomito, diarrea, attacchi cardiaci e dolori allo stomaco. Inoltre queste sostanze risultano repellenti nei confronti degli insetti, infatti l’impollinazione non è entomofila. Infusi a base di foglie e frutti sono utili per allontanare i parassiti dalle piante ed insetti come mosche e zanzare dalle case.

Utilizzo

Questa pianta è denominata albero dei rosari perché è provvista di semi forati centralmente, per cui si utilizzano per fabbricare le collane da rosario. Il legno resiste all’acqua ed è immune dai tarli, viene impiegato in ebanisteria e per la costruzione di attrezzi sportivi. Nella corteccia è contenuta una sostanza alcaloide detta margosina, caratterizzata da un’azione purgativa ed antielmintica. Gli infusi a base di corteccia e foglie esercitano anche un’azione rilassante dell’utero, però devono essere fortemente diluiti per il motivo citato nel paragrafo precedente.

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Domande frequenti

  • L'Albero dei Rosari è velenoso per cani e bambini?
    Sì, la Melia azedarach è altamente tossica per uomini, animali domestici e bambini. Tutte le parti della pianta contengono neurotossine, ma i frutti (drupe) sono particolarmente pericolosi. L'ingestione di poche drupe può causare sintomi gravi come vomito, diarrea, dolori addominali e attacchi cardiaci, potenzialmente letali entro 24 ore. Per questa ragione, è sconsigliata la coltivazione in parchi pubblici o aree gioco frequentate da bambini. Se si sospetta un'avvelenamento, è fondamentale contattare immediatamente un medico o un veterinario.
  • Come si propaga correttamente la Melia?
    La propagazione avviene principalmente per seme o tramite polloni radicali. La semina si effettua in primavera; tuttavia, i semi hanno un'alta capacità germinativa e la pianta tende a diventare invasiva, diffondendosi rapidamente grazie agli uccelli che ne mangiano i frutti. Per ottenere esemplari geneticamente identici alla pianta madre, è preferibile la propagazione vegetativa: si prelevano i polloni basali e si mettono a radicare in un substrato misto di sabbia e torba in parti uguali. Una volta sviluppate le radici, le piantine possono essere trapiantate.
  • Quali sono le esigenze di luce e terreno per la Melia?
    La Melia ama le esposizioni a pieno sole, ma si adatta bene anche a zone parzialmente ombreggiate. Per quanto riguarda il suolo, è molto adattabile: cresce bene in terreni sassosi e leggeri, ma predilige quelli freschi, profondi, umidi e soprattutto ben drenati. Attenzione ai ristagni idrici: i terreni troppo compatti e pesanti sono sgraditi perché favoriscono il marciume radicale. La pianta tollera bene sia il caldo secco che il freddo, purché le temperature non scendano stabilmente sotto i -10°C.
  • Quando fiorisce l'Albero dei Rosari e com'è la sua fioritura?
    La fioritura della Melia azedarach avviene nella tarda primavera e inizio estate, tipicamente da maggio a luglio. I fiori sono piccoli, di colore viola-lavanda, ermafroditi e riuniti in graziose infiorescenze a grappolo penduli. Una caratteristica distintiva è il loro profumo gradevole, anche se l'impollinazione non è affidata agli insetti (non è entomofila) poiché le sostanze tossiche della pianta agiscono come repellenti naturali. Dopo la fioritura, si formano le drupe gialle che persistono sulla pianta spesso fino all'inverno.
  • A cosa serve tradizionalmente il legno e i semi della Melia?
    Il nome comune 'Albero dei Rosari' deriva dal fatto che i suoi semi sono forati centralmente, rendendoli ideali per realizzare collane per preghiere. Il legno è apprezzato in ebanisteria e per la produzione di attrezzi sportivi perché è resistente all'acqua e immune dall'attacco dei tarli. Storicamente, la corteccia contiene margosina, una sostanza usata per le sue proprietà purgative ed antielmintiche, mentre gli infusi di foglie e frutti venivano impiegati come repellenti contro insetti come mosche e zanzare.

Scheda Tecnica

Melia azedarach

Nome scientificoMelia azedarach
FamigliaMeliaceae
Tipo di piantaAlbero deciduo
OrigineAsia meridionale, Australia
EsposizionePieno sole o mezz'ombra
TerrenoFresco, profondo, ben drenato; tollera sassoso
IrrigazioneRegolare nei primi anni; adulta resistente alla siccità
FiorituraDa maggio a luglio
Altezza12-15 metri
ConcimazioneLetame maturo all'impianto; concime complesso a lenta cessione in primavera
PotaturaEliminare rami bassi e polloni; evitare tagli grossi
MoltiplicazioneSeme (primavera) o polloni radicali (radicazione in sabbia/torba)
Malattie e parassitiMarciumi radicali, ticchiolatura; generalmente rustica e poco soggetta a parassiti
Difficoltà di coltivazioneFacile

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