ciavardello

Alberi Latifolie

Ciavardello

Un albero dall'elevato valore ornamentale, per i fiori in primavera, per le foglie in autunno e per le bacche persistenti in inverno. Gradito a uomini e avifauna, scopriamo il Sorbo ciavardello.

di Redazione

29 giugno 2011

Generalità

Il Ciavardello (Sorbus torminalis) appartiene alla famiglia delle Rosaceae, è un albero alto 15-20 m oppure un arbusto alto 1-7 m, con chioma globosa, irregolare e densa, appiattita. L’aggettivo “torminalis” deriva dal fatto che tormina significa colica, infatti i suoi frutti venivano usati per trattare la colite. Il tronco, che ha la corteccia liscia grigio-bruna macchiata da lenticelle chiare che diventa rugosa e screpolata con il tempo, è eretto a volte policormico, con rami ascendenti bruno grigiastri, lucidi e angolosi. La corteccia una volta era usata come colorante rosso-bruno. Le foglie decidue molto diverse da quelle degli altri sorbi e somiglianti a quelle degli aceri sono alterne, lunghe 10-12 cm, con lamina ovata-lobata con 3-4 lobi profondi e acuti, con margini dentati in modo irregolare. Sono color verde brillante nella pagina superiore e più chiare in quella inferiore, con 3-5 paia di nervature secondarie che diventano rosso sangue in autunno. Inizialmente sono fortemente pelose, poi diventano glabre, e in autunno sono di color rosso sangue. I fiori ermafroditi, che compaiono tra aprile e giugno e sono molto amati dalle api, sono profumati, riuniti in corimbi radi, eretti, e hanno il calice peloso. La corolla è costituita da cinque petali bianco crema e presentano numerosi stami lunghi quanto i petali, con le antere gialle, e due stili. I frutti ricchi di vitamina C sono pomi ovoidali dal sapore acidulo, rossastri prima e poi color ruggine e punteggiati da lenticelle. Contengono 4 semi rosso bruni e restano sulla pianta tutto l’inverno, fornendo cibo agli uccelli proprio come il Sorbo degli uccellatori (e difatti anche il Ciavardello viene impiegato per attirare l’avifauna migratoria a scopo venatorio). Con i suoi frutti maturi si possono preparare marmellate e sciroppi, oppure previa fermentazione un distillato di elevato valore economico. Il suo polline non è allergenico. Arriva a 100 anni di età, ma solo di rado.

Clima e terreno

Il Ciavardello è presente da 0 a 1000 m sul livello del mare (più frequentemente però lo si ritrova a partire dai 300 metri di quota fino agli 800, mentre a altitudini maggiori viene sostituito da altri sorbi) in tutta Italia tranne la Valle d’Aosta, in boschi decidui di Rovere e Carpino bianco e in boschi di transizione con la foresta mediterranea sempreverde. Vegeta bene su terreni acidi o sub-acidi, profondi e argillosi, e in esposizione soleggiate. Si adatta anche a terreni calcarei e sassosi, ma non sopporta l’ombra. In mancanza di luce mantiene un portamento arbustivo. E’ considerata specie pioniera per aree degradate e vive bene anche su rupi o pendici detritiche. E’ una pianta termofila che necessita di estati calde, sopporta bene il freddo.

Impianto e tecniche di coltivazione

Attualmente il Ciavardello è utilizzato soprattutto a scopo ornamentale, data l’estrema bellezza della pianta durante la fioritura primaverile e i colori accesi che assume il fogliame in autunno. La propagazione può avvenire per seme o con trapianti di 2-3 anni al massimo, dato l’apparato radicale fittonante che se tagliato per spostare la pianta causerebbe un rallentamento della veloce crescita giovanile. Se viene coltivato a scopo commerciale la turnazione prevista è di 40-50 anni circa. In giardini di medie dimensioni può essere coltivato in piccoli gruppi, tenendo conto che probabilmente la limitazione di spazio ne mantiene più contenute le dimensioni. Come esemplare isolato è pianta di grande effetto in tutte le stagioni, compreso l’inverno per buona parte del quale le bacche si mantengono sull’albero in assenza di uccelli che ne facciano scorpacciate. E’ adatto a formare siepi informali, soprattutto in giardini biologici affiancato da biancospino, nocciolo, carpino nero o azzeruolo. Non necessita di potature.

Parassiti e malattie

Il ciavardello in alcune zone d’Italia presenta una malattia fogliare con pustole circolari color arancio che rendono rugosa la foglia al tatto, e in caso di infestazione massiccia la pianta appare punteggiata di giallo in contrasto sul verde luminoso delle foglie. La malattia è causata da funghi basidiomiceti del genere Gymnosporangium che provocano la ruggine fogliare e in casi più gravi, defogliazione. Nel caso specifico del Ciavardello l’aspetto positivo della malattia è che questi funghi non prosperano in presenza di inquinamento atmosferico, fungendo quindi come bio-indicatori per la purezza dell’aria. Altre malattie da segnalare sono le solite che colpiscono le Rosaceae: cancri, carie del legno, oidio, ticchiolatura, mal del piombo.

Caratteristiche del legno

Il legno del Ciavardello è molto omogeneo e compatto, paragonabile a quello del Noce. Veniva usato in ebanisteria e falegnameria fine per la produzione tra le altre cose di viti, denti di ruote, righe (dato che ha caratteristiche di indeformabilità), utensili vari. Oggi si usa per torniture e intagli, e per produrre strumenti musicali (flauti). E’ difficile da essiccare, e all’aria aperta non si stagiona correttamente diventando troppo duro. Non è facile da incollare,ma si lucida con facilità.

Varietà

In natura il Ciavardello si ibridizza con Sorbus aria producendo il Sorbus latifolia e il Sorbus bristoliensis.

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Domande frequenti

  • Quali sono le principali caratteristiche ornamentali del Ciavardello?
    Il Ciavardello (Sorbus torminalis) è apprezzato per il suo elevato valore estetico in tutte le stagioni. In primavera spiccano i fiori profumati bianchi crema riuniti in corimbi, molto amati dalle api. In autunno, le foglie assumono un colore rosso sangue intenso grazie alle nervature secondarie. Durante l'inverno, la pianta offre persistenza visiva grazie alle bacche rossastre o color ruggine che rimangono sui rami, fornendo inoltre nutrimento fondamentale per l'avifauna locale.
  • Come si coltiva il Ciavardello in giardino?
    Questa pianta predilige esposizioni soleggiate e terreni profondi, argillosi, preferibilmente acidi o sub-acidi, sebbene si adatti anche a substrati calcarei e sassosi. È fondamentale evitare l'ombra, poiché in tali condizioni la pianta tende a mantenere un portamento arbustivo invece che arboreo. Per la messa a dimora, si consiglia di utilizzare piantine giovani (2-3 anni) da trapiantare, evitando di danneggiare l'apparato radicale fittonante. Non richiede potature e può essere coltivato come esemplare isolato o in piccoli gruppi.
  • È vero che il Ciavardello è un indicatore di qualità dell'aria?
    Sì, il Ciavardello agisce come bio-indicatore della purezza ambientale. Una sua particolare vulnerabilità riguarda la ruggine fogliare, causata da funghi del genere Gymnosporangium. Questi patogeni prosperano solo in ambienti con aria pulita e soffrono o muoiono in presenza di inquinamento atmosferico. Pertanto, la presenza di questa malattia sulle foglie del Ciavardello segnala indirettamente un'atmosfera non contaminata da agenti chimici nocivi.
  • A cosa serve il legno di Ciavardello?
    Il legno del Ciavardello è noto per essere estremamente omogeneo, compatto e resistente all'indeformazione, simile a quello del noce. Storicamente veniva utilizzato nell'ebanisteria e nella falegnameria fine per produrre viti, denti di ruote e righe. Oggi trova impiego principale nella tornitura, nell'intaglio e nella costruzione di strumenti musicali, come i flauti. Tuttavia, è difficile da essiccare e incollare, ma si presta bene alla lucidatura.
  • Si possono mangiare i frutti del Ciavardello?
    I frutti del Ciavardello sono commestibili e ricchi di vitamina C, presentando un sapore acidulo quando maturi. Possono essere trasformati in marmellate, sciroppi o, tramite fermentazione, in distillati di elevato valore economico. Tuttavia, il nome scientifico 'torminalis' ricorda un uso tradizionale diverso: i frutti erano impiegati anticamente per trattare la colite, dato che 'torminare' significa soffrire di crampi addominali. Attualmente, il loro ruolo ecologico principale rimane il nutrimento per gli uccelli.

Scheda Tecnica

Sorbus torminalis

Nome scientificoSorbus torminalis
FamigliaRosaceae
Tipo di piantaAlbero o arbusto
OrigineEuropa, Asia occidentale e Nord Africa
EsposizionePieno sole
TerrenoAcido/sub-acido, profondo, argilloso; tollera calcare e sassoso
IrrigazioneModerata, tollerante alla siccità adulta
FiorituraAprile-Giugno
Altezza15-20 m (albero); 1-7 m (arbusto)
ConcimazioneNon specifica nel testo
PotaturaNecessita di nessuna potatura
MoltiplicazioneSeme o trapianto giovani (massimo 2-3 anni)
Malattie e parassitiRuggine (Gymnosporangium), cancri, carie del legno, oidio, ticchiolatura, mal del piombo
Difficoltà di coltivazioneFacile

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