gelso da carta

Alberi Latifolie

Gelso da carta

Un alberello o arbusto rustico, frugale, vigoroso e utile, che viene da lontano. Scopriamo insieme il gelso da carta!

di Redazione

08 settembre 2011

Generalità

Il Gelso da carta (Broussonetia papyrifera) è un albero o un arbusto a seconda dei casi, dioico (ne esistono quindi esemplari maschili e esemplari femminili) appartenente alla famiglia delle Moraceae, originario dell’Asia orientale e naturalizzato nella nostra Penisola fin dal XVIII secolo. E’ un piccolo albero dalla chioma espansa soprattutto in senso orizzontale, che in condizioni ottimali di sviluppo difficilmente presenti in Italia arriva a 15 m di altezza, oppure un arbusto a chioma cespugliosa e bassa. Il tronco è spesso multiplo, sottile e dritto, con una corteccia liscia e color grigio-bruno che diventa screpolata col tempo lasciando intravedere il sughero violaceo sottostante. La vegetazione giovane è tomentosa. Le foglie caduche, lunghe 8-20 cm, sono semplici, alterne, di forma ovata alla base dei rami oppure profondamente lobate con 3-5 lobi a seconda dei casi all’apice dei rami. Il margine fogliare è dentellato. La pagina inferiore è grigiastra e tormentosa, la superiore verde e scabra, e il picciolo è lungo quasi quanto la lamina fogliare. I fiori maschili giallastri sono riuniti in spighe ascellari lunghe fino a 8 cm. Ognuno ha quattro tepali e quattro stami. I fiori femminili verdastri che sono riuniti in capolini sferici da cui si dipartono gli stili filiformi e rosati o rossastri che danno all’infiorescenza nel suo insieme un curioso aspetto capelluto. Ogni fiore attinomorfo ha un perianzio costituito da 2-4 lobi e l’ovario supero da cui si diparte lo stilo filiforme. La fioritura avviene tra maggio e giugno. Il frutto è un sorosio, cioè una mora simile a quella dei gelsi nostrani, di 1-2,5 cm di diametro, composto da drupe gialle o rosse a maturità. L’apparato radicale è sia fittonante che superficiale. L’allergenicità del suo polline non è elevata, ma dove cresce rigoglioso e abbondante il Gelso da carta può portare a reazioni allergiche di una certa intensità in persone predisposte, anche se non sono ancora stati identificati i suoi allergeni.

Clima e terreno

Il Gelso da carta si è naturalizzato in gran parte d’Italia comprese le isole, da 0 a 600 m sul livello del mare. Manca solo in Valle d’Aosta, Puglia e Calabria. E’ diffuso lungo strade e tragitti ferroviari, terreni incolti e marginali, siepi e boscaglie, e si diffonde facilmente e velocemente sia grazie alla sua frugalità che alla sua capacità pollonifera assai spiccata. E’ una pianta rustica che non tele le gelate (anche se lunghi e rigidi inverni la possono danneggiare), resistente ai venti salmastri e all’aridità. Predilige terreni profondi e sciolti, ricchi di humus, ma non ha difficoltà ad adattarsi alle più svariate condizioni edafiche. Richiede esposizioni in pieno sole e possibilmente riparate dai venti insistenti.

Impianto e tecniche di coltivazione

La propagazione del Gelso da carta avviene soprattutto per via vegetativa, tramite taleo o polloni radicali. I polloni radicali vengono separati dalla pianta madre a fine inverno e lasciati in situ per circa un mese, poi vengono spostati in vaso o trapiantati direttamente a dimora avendo l’accortezza di non danneggiarne l’apparato radicale a fittone durante l’operazione pena il disseccamento della pianta. La pacciamatura favorisce lo sviluppo della pianta, ma in ogni caso l’accrescimento è rapido. Può essere impiegata con successo per consolidare terreni franosi e mobili come scarpate e argini di torrenti o canali. A scopo ornamentale può essere utilizzato in piccoli spazi assolati dove altre essenze non possano crescere con successo. Pur non essendo la più appariscente delle essenze arboree ha comunque un suo valore estetico, soprattutto se viene accostata ad altre specie, arbustive o erbacee perenni, che le facciano da supporto e migliorino l’estetica di insieme soprattutto nei mesi invernali.

Parassiti e malattie

Tra i patogeni che attaccano il Gelso da carta ricordiamo l’Agrobacterium tumefaciens che causa la galla del colletto, Pseudomonas syringae che causa clorosi batterica (non presente in Italia fino a prova contraria) e alcuni funghi. Può essere attaccato dal cosiddetto bruco americano o Ifantria americana (Hyphantria cunea), un lepidottero che ne causa pesante defogliazione durante l’estate.

Caratteristiche del legno

La corteccia del Gelso da carta viene usata in Polinesia per fabbricare un tessuto chiamato Tapa. In pratica i giovani fusti vengono tagliati dai gelsi allevati a ceppaia quando hanno raggiunto un diametro di 2,5 cm e 3-4 m di altezza, e la corteccia viene asportata in un’unica lunga striscia da cui si preleva la parte fibrosa interna che viene lavata e raschiata e successivamente appiattita e lavorata infeltrendola, per produrre alla fine il Tapa, poi sbiancato al sole e stampato con i coloranti tradizionali. In alternativa la scorza può essere usata per produrre un tipo di carta chiamata Washi, la cosiddetta carta giapponese, con cui si fanno origami, shodo (l’arte della calligrafia giapponese), stampe artistiche dette Ukiyo-e oltre a tutta una serie di suppellettili e persino vestiti.

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Domande frequenti

  • Quali differenze ci sono tra i fiori maschili e femminili del Gelso da carta?
    Il Gelso da carta è una pianta dioica, il che significa che esistono esemplari esclusivamente maschili e altri esclusivamente femminili. I fiori maschili sono giallastri, riuniti in spighe ascellari lunghe fino a 8 cm, e presentano quattro tepali e quattro stami. Al contrario, i fiori femminili sono verdastri e raggruppati in capolini sferici. Una caratteristica distintiva di questi ultimi è la presenza di stili filiformi, di colore rosa o rosso, che fuoriescono dall'infiorescenza conferendole un aspetto particolare, spesso descritto come 'capelluto'. Questa distinzione morfologica è fondamentale per capire la riproduzione della pianta.
  • Come si propaga correttamente il Gelso da carta evitando danni alle radici?
    La propagazione avviene principalmente per via vegetativa, utilizzando polloni radicali o talee. Quando si separano i polloni dalla pianta madre a fine inverno, è cruciale operare con cautela. I polloni vanno lasciati in situ per circa un mese prima del trapianto. Durante questa operazione, bisogna evitare assolutamente di danneggiare l'apparato radicale a fittone: qualsiasi lesione grave a questa radice principale provoca quasi sempre il disseccamento della nuova piantina. Si consiglia di trasferire i polloni in vaso o direttamente a dimora con grande attenzione, garantendo integrità radicale per favorire l'attecchimento.
  • È vero che il Gelso da carta può causare allergie?
    Sì, il polline del Gelso da carta può provocare reazioni allergiche, sebbene la sua allergenicità generale non sia considerata elevatissima rispetto ad altre piante. Tuttavia, dove la pianta cresce in modo rigoglioso e abbondante, la quantità di polline nell'ambiente aumenta significativamente. Questo può innescare reazioni di intensità variabile, specialmente in individui già predisposti alle allergie respiratorie. È importante notare che, ad oggi, gli specifici allergeni responsabili di queste reazioni non sono ancora stati pienamente identificati, rendendo imprevedibile la reazione in soggetti sensibili.
  • A cosa serve la corteccia del Gelso da carta e come si usa?
    La corteccia del Gelso da carta è ricca di fibre ed è tradizionalmente utilizzata per la produzione di tessuti e carte pregiate. In Polinesia, la fibra interna viene lavata, raschiata, appiattita e infeltrita per creare il 'Tapa', un tessuto decorativo. In Giappone, la stessa scorza è impiegata per produrre la carta 'Washi', nota per la sua resistenza e durata. Questa carta viene utilizzata per origami, calligrafia (shodo), stampe artistiche (Ukiyo-e) e suppellettili. Per ottenere la fibra, i giovani fusti vengono tagliati quando raggiungono un diametro di 2,5 cm e un'altezza di 3-4 metri.
  • In quali ambienti italiani è facile trovare il Gelso da carta naturalizzato?
    Il Gelso da carta si è naturalizzato con successo in gran parte dell'Italia, incluse le isole, prevalentemente a quote comprese tra 0 e 600 metri sul livello del mare. È assente o raro in Valle d'Aosta, Puglia e Calabria. Si ritrova comunemente lungo strade, ferrovie, terreni incolti, siepi e boscaglie marginali. La sua rapida diffusione è dovuta alla sua estrema frugalità e alla forte capacità pollonifera. Predilige terreni profondi e sciolti, ma riesce ad adattarsi a condizioni edafiche molto varie, richiedendo però esposizioni soleggiate e riparate dai venti forti.

Scheda Tecnica

Broussonetia papyrifera

Nome scientificoBroussonetia papyrifera
FamigliaMoraceae
Tipo di piantaAlbero o arbusto deciduo
OrigineAsia orientale
EsposizionePieno sole, riparo dai venti forti
Temperatura minimaResistente al freddo, ma sensibile a inverni rigidi prolungati
TerrenoProfondo, sciolto, ricco di humus; molto adattabile
IrrigazioneMedia, tollerante all'aridità una volta acclimatata
FiorituraMaggio - Giugno
AltezzaFino a 15 m (albero) o cespuglio basso
PotaturaControllare polloni radicali; allevamento a ceppaia per fibra
MoltiplicazionePolloni radicali o talee
Malattie e parassitiGalla del colletto (Agrobacterium), clorosi batterica, bruco americano (Hyphantria cunea)
Difficoltà di coltivazioneFacile, pianta rustica e vigorosa

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