quercus ilex

Alberi Latifolie

Leccio

Un albero frugale, resistente, forte, simbolo della macchia mediterranea, adatto a siepi e giardini o per la produzione di ottimo combustibile.

di Redazione

28 giugno 2011

Generalità

Il Leccio (Quercus ilex) è una quercia sempreverde estremamente longeva (raggiunge i 1000 anni con una certa frequenza) alta fino a 25 m, con chioma globosa e densa di colore cupo e un portamento essenzialmente arboreo che però può essere anche di tipo cespuglioso. Il tronco che raggiunge e a volte supera il metro di diametro ha corteccia liscia e grigia che nel tempo si divide in scaglie poligonali piccole e regolari, quasi nere. I rametti dell’anno hanno una peluria che li rende grigi, in seguito diventano lucidi e verdastri e risaltano sullo sfondo scuro della chioma. Le foglie sono persistenti per 2-3 anni, coriacee, scure e lucide nella pagina superiore e feltrose e grigie in quella inferiore. E’ difficile descrivere le foglie nei dettagli perché il Leccio ha una eterofilla spiccata (cioè sulla stessa pianta le foglie hanno forme e dimensioni differenti). La forma varia da ellittica a arrotondata, passando per quella lanceolata, il margine può essere intero o dentato più o meno profondamente. I fiori maschili sono riuniti in amenti penduli e cilindrici, lunghi di 5-7 cm e portati all’ascella dei rami dell’anno, con i fiori che hanno un perianzio a sei lobi e 6-8 stami. I fiori femminil sono riuniti in infiorescenze di 6-7 elementi. La fioritura va da aprile a giugno, ma a volte avviene una seconda fioritura autunnale. Le ghiande maturano nell’anno, in autunno inoltrato, a gruppi di 2-5 elementi su peduncoli. Sono variabili come dimensioni e di colore marrone scuro quando mature. La cupola copre anche più di metà della ghianda e ha squame ben distinte a punta libera. L’apparato radicale è profondamente fittonante, in grado di ancorare saldamente l’albero anche in terreni rocciosi, ma non mancano robuste radici laterali pollonifere. E’ considerato una pianta ottima in tartuficoltura.

Clima e terreno

Il Leccio è presente in tutta Italia con l’esclusione della Valle d’Aosta, da 0 a 1800 metri sul livello del mare, prevalentemente in boschi aridi e macchia mediterranea. Si identifica con la sua presenza il clima di tipo mediterraneo, è quindi molto rappresentato nelle isole maggiori, e nelle regioni tirreniche e ioniche, mentre sul versante adriatico è più sporadico, anche se nelle Marche, in Abruzzo e Puglia se ne trovano formazioni molto estese. Molto resistente alla siccità, si adatta a vari tipi di substrato con l’unica eccezione di quelli compatti di tipo argilloso, o comunque con un certo ristagno idrico. Al di fuori del suo areale vegeta su suoli basici. Non ama suoli troppo degradati pur essendo specie frugale. Ha maggiore resistenza al freddo e all’ombreggiamento e minore alla carenza idrica di una specie simile, la cosiddetta Sughera. La temperatura media del mese più freddo non deve essere inferiore e +1/+2 °C.

Impianto e tecniche di coltivazione

La propagazione avviene per seme, utilizzando le ghiande entro due mesi dalla loro maturazione, tenendo conto che il Leccio come altre querce non ama i trapianti, dato l’apparato radicale fittonante, quindi i semenzali vanno messi a dimora entro 1-2 anni. I trapianti di 4-5 anni, invece, possono far fatica a attecchire. In alternativa si può procedere con la propagazione vegetativa usando i polloni radicali che la pianta emette spontaneamente. Il terreno va in ogni caso sistemato a buche e lavorato in profondità. In fase giovanile il Leccio preferisce un certo ombreggiamento e può tollerare una certa densità laterale. La coltivazione del Leccio per la produzione di combustibile prevede il governo a ceduo, il turno si aggira sui 12-15 anni circa. In giardino può essere impiegato anche per la formazione di siepi, perché sopporta potature e capitozzature senza problemi. Resiste assai bene all’inquinamento atmosferico, quindi è adatta anche a alberature stradali. Può essere potato in forma topiaria con ottimi risultati, soprattutto quando viene accostato a una bordura mista all’inglese che crei un contrasto con la forma geometrica dell’albero.

Parassiti

Fra i parassiti del Leccio ricordiamo Coroebus florentinus, un coleottero che scava gallerie nei rametti e si nutre delle ghiande e può danneggiare molto severamente le piante sino a farle morire in caso di attacchi ripetuti negli anni o nel caso di piante giovani, l’ascomicete Taphrina kruchii che provoca l’affastellamento dei rametti (detti a scopazzi), e il basidiomicete Stereum gausapatum che provoca carie del legno. Si segnala anche Kermes vermilio, che succhiandone la linfa può portare la pianta a disseccamento totale della chioma in caso di infestazioni massicce.

Caratteristiche del legno

Il legno del Leccio è molto duro e difficile da lavorare. Un tempo veniva usato per costruire pezzi di carri agricoli e altri attrezzi che dovevano dar prova di grande resistenza all’usura. Ha tendenza a imbarcarsi e spaccarsi. Produce un carbone eccellente.

Varietà

Tra le varietà di Leccio segnaliamo: Quercus ilex “Biton” a foglie grandi e larghe. Quercus ilex “Fordii” detta anche “Angustifolia” con portamento compatto e conico, a foglie piccole e strette. Arriva solo fino a 10 m di altezza, ma tollera i terreni salini, quindi è adatta ai litorali. Quercus ilex “gramuntia” a crescita lenta e portamento cespuglioso, compatta, con foglie dentate e spinose.

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Domande frequenti

  • Qual è la temperatura minima che il Leccio può sopportare?
    Il Leccio (Quercus ilex) è una pianta tipicamente mediterranea e mostra una buona resistenza al freddo, ma non estrema. La temperatura media del mese più freddo non dovrebbe scendere stabilmente sotto i +1/+2 °C per garantire la sopravvivenza ottimale. Tuttavia, esemplari adulti e acclimatati possono resistere a brevi gelate fino a -10°C o -15°C, specialmente se protetti dai venti freddi dominanti. Nelle zone con inverni rigidi e prolungati, la pianta potrebbe subire danni alle foglie o ai rametti giovani, pertanto è consigliata principalmente per le aree costiere e interne miti del Mediterraneo.
  • Come si propaga correttamente il Leccio?
    La propagazione del Leccio avviene principalmente per seme, utilizzando le ghiande raccolte entro due mesi dalla maturazione autunnale. È fondamentale piantarle subito poiché perdono rapidamente vitalità. A causa del robusto apparato radicale fittonante, il Leccio soffre i trapianti: i semenzali devono essere messi a dimora definitiva entro 1-2 anni dalla germinazione. Alternative valide includono la moltiplicazione vegetativa tramite polloni radicali, che la pianta emette spontaneamente, garantendo una migliore adattamento iniziale rispetto al trapianto di giovani alberi prelevati dal vivaio dopo diversi anni.
  • Il Leccio è adatto per formare siepi o essere utilizzato in città?
    Sì, il Leccio è eccellente sia per siepi che per l'uso urbano. Sopporta bene le potature drastiche, le capitozzature e può essere modellato in forme topiarie (topiaria) mantenendo un aspetto ordinato. Inoltre, possiede un'elevata resistenza all'inquinamento atmosferico e alla siccità, caratteristiche che lo rendono ideale per alberature stradali e giardini urbani. Tollera anche una certa densità laterale durante la fase giovanile, facilitando la creazione di barriere verdi dense ed efficaci contro il vento e il rumore.
  • Quali sono i principali parassiti che attaccano il Leccio?
    I nemici principali del Leccio includono il coleottero Coroebus florentinus, che scava gallerie nei rametti e distrugge le ghiande, potenzialmente uccidendo la pianta in caso di infestazioni croniche. Altro pericolo è l'ascomicete Taphrina kruchii, che causa l'affastellamento anomalo dei rametti (scopazzi), e il basidiomicete Stereum gausapatum, responsabile della carie del legno. Va inoltre monitorata la presenza di Kermes vermilio, un insetto che succhia la linfa: infestazioni massive possono portare al disseccamento totale della chioma, richiedendo interventi specifici tempestivi.

Scheda Tecnica

Quercus ilex

Nome scientificoQuercus ilex
FamigliaFagaceae
Tipo di piantaAlbero sempreverde o cespuglio
OrigineMediterraneo (Europa, Africa settentrionale, Asia occidentale)
EsposizionePieno sole, tollera semi-ombra
TerrenoBen drenato, sassoso, calcareo; evita ristagni idrici e argille compatte
IrrigazioneModerata, molto resistente alla siccità una volta acclimatato
FiorituraAprile-Giugno (eventuale seconda fioritura autunnale)
AltezzaFino a 25 metri
ConcimazioneLeggera, preferibilmente organica in primavera
PotaturaSopportabile per siepi, topiaria o cedui; evitare tagli eccessivi su alberi adulti
MoltiplicazioneSemina (ghiande fresche) o polloni radicali
Malattie e parassitiCoroebus florentinus, Taphrina kruchii, Kermes vermilio, carie del legno
Difficoltà di coltivazioneFacile, pianta rustica e adattabile

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