olivagno

Alberi Latifolie

Olivagno

Un albero o un arbusto dalla bella chioma argentata che non cambia colore in autunno, rustico e resistente alla salinità.

di Redazione

31 ottobre 2011

Generalità

L’Olivagno (Elaeagnus angustifolia) è un piccolo albero o un arbusto, appartenente alla famiglia delle Eleagnaceae. Ha uno o più fusti principali del diametro compreso tra 10 e 50 cm, con la corteccia liscia e scura, a volte con fessurazioni, sottile, e ramificazioni flessuose coperte di una specie di patina color argento e cosparse di grosse spine. Alcuni autori riportano che normalmente la pianta ha 5-6 fusti e cresce solo 6-7 metri, ma se coltivato a singolo fusto arriva a 12 m di altezza. La chioma è variabile, a seconda di dove cresce la pianta, ma di solito tende a allargarsi ed è piuttosto fitta. Le foglie decidue sono alterne, riunite a gruppi sui rami dell’anno, lunghe 2-10 cm e larghe 1-4 cm, di forma lanceolata, ellittica oppure oblunga. Sono color verde argento, con la pagina inferiore coperta di una cera biancastra che ne limita la traspirazione, e non cambiano colore prima di cadere. La fioritura avviene tra maggio e giugno, con piccoli fiori gialli e profumati, ermafroditi e tubulosi a quattro petali, lunghi da 3 a 12 mm, riuniti in piccoli gruppi all’ascella dei rametti dell’anno. L’impollinazione è entomofila. I frutti gialli somigliano a olive e sono pseudo drupe carnose lunghe 1-2 cm, contenenti ciascuna un singolo achenio lungo 6-13 mm. Sono commestibili, ma non particolarmente gustose. La dispersione dei semi avviene a opera della fauna selvatica (soprattutto uccelli) o tramite l’acqua, il ghiaccio o la gravità. L’apparato radicale è esteso, profondo, molto sviluppato, e a seconda di dove cresce la pianta può entrare in simbiosi con batteri azoto fissatori del genere Frankia. Non danneggia costruzioni e fognature. Non è una specie particolarmente longeva, cresce velocemente in giovane età, ma rallenta un po’ con la maturità.

Clima e terreno

L’Olivagno è naturalizzato in Italia solo in Emilia Romagna, Veneto e Friuli tra 0 e 600 metri sul livello del mare. Il suo habitat tipico lo vede associato con i consimili a formare densi boschetti, lo si trova sovente in ambienti ripariali, da solo oppure associato a Populus o Tamerice. Tollera assai bene i venti salmastri. E’ pienamente rustico e cresce al meglio quando gli inverni sono freddi e le estati calde. Dal punto di vista della tessitura del terreno l’Olivagno è piuttosto accomodante, dato che cresce sia su suoli sabbiosi che su quelli grassi e argillosi, preferendo in ogni caso un’umidità da media a elevata. Non cresce su suoli acidi e il pH minimo che può tollerare è pari a 6, salvo rare eccezioni dovute probabilmente ad altre (non meglio riconosciute) caratteristiche particolari del sito. Tollera suoli alcalini o salini ma non sopporta altrettanto bene l’eccessivo disturbo fisico dovuto per esempio alle inondazioni o alle piccole frane del luogo in cui cresce. Può sopravvivere al di sotto della superficie del terreno dopo un incendio e ricacciare dalla base. Tollera l’ombreggiatura ma preferisce il pieno sole.

Impianto e tecniche di coltivazione

L’Olivagno viene di solito propagato per seme. Eventualmente la propagazione vegetativa si effettua prendendo talee legnose di circa 20 cm a cui vanno tolte le spine e le ramificazioni laterali. Se viene allevato a albero va potato, per sviluppare prima e mantenere in seguito, una struttura forte. L’Olivagno è ideale per costruire siepi libere, per attrarre la fauna selvatica (è una pianta molto amata dai volatili che la usano anche come sito di nidificazione) e per creare contrasti molto piacevoli tra il colore grigio-verde del suo fogliame e il colore di altre specie, in giardini di piccole-medie dimensioni. Ideale affiancato a pioppi, salici, betulle e in vicinanza dell’acqua. Bellissimo se allevato a cespuglio e accostato a altri arbusti sul fondo di mixed-borders. Può essere coltivato con successo anche in larghi contenitori. Per le sue caratteristiche può essere impiegato in località marittime con ottimi risultati, magari affiancato alla Tamerice comune. Dato che le foglie restano dello stesso colore anche prima di cadere, la pianta diventa molto interessante in autunno per creare macchie di colore in contrasto con le chiome di altre specie vegetali decidue che assumono tinte calde, in particolare aceri, liquidambar, un Crataegus come il crus-galli o il persimilis, un Sorbus, oppure grandi gruppi di graminacee come il Panicum “Warrior” o Stipa gigantea o Imperata cylindrica “Rubra”magari associate anche a Buxus sempervirens potati a sfera. L’Olivagno è una specie interessante anche in inverno a causa della struttura della sua ramificazione che crea un disegno particolare. Bello quindi se circondato da bulbose primaverili come galanthus, oppure da un tappeto di Helleborus, e affiancato da Cornus o Salix o Betula utilis.

Parassiti e malattie

L’Olivagno è sensibile alla verticillosi che può condurlo alla morte, ai cancri del legno sia sul tronco che sui rami dove attaccano solo le estremità rendendo marroni le foglie che poi persistono abbruttite sulla pianta.

Caratteristiche del legno

Il legno di Olivagno è un ottimo combustibile.

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Domande frequenti

  • Quali sono le condizioni ideali di esposizione e terreno per l'Olivagno?
    L'Olivagno predilige il pieno sole, pur tollerando discretamente l'ombreggiatura. È estremamente adattabile quanto al terreno: cresce bene sia in suoli sabbiosi che argillosi, purché non siano acidi. Tolera ottimamente terreni alcalini, salini e ventosi, tipici degli ambienti costieri. Richiede un'umidità del suolo da media a elevata per crescere al meglio, evitando però ristagni idrici eccessivi o disturbi fisici come le frane.
  • L'Olivagno perde le foglie in autunno? Come appare il fogliame?
    Sì, l'Olivagno è una pianta decidua, ma presenta una caratteristica unica: le foglie non cambiano colore prima di cadere. Mantengono il loro aspetto verde-argentato (con la pagina inferiore bianco-cerosa) fino alla caduta. Questo permette alla pianta di creare interessanti contrasti cromatici in autunno contro altre specie che virano verso tonalità calde, risultando esteticamente apprezzabile anche nella stagione fredda grazie alla struttura ramificata.
  • È possibile coltivare l'Olivagno vicino al mare?
    Assolutamente sì. L'Olivagno è noto per la sua eccellente resistenza alla salinità e ai venti salmastri, il che lo rende una scelta ideale per i giardini marittimi. Spesso viene abbinato alla Tamerice comune per creare composizioni resistenti agli agenti atmosferici costieri. La sua robustezza e la capacità di adattarsi a terreni poveri o salini ne fanno una specie perfetta per queste esposizioni difficili.
  • Come si propaga e pota l'Olivagno?
    La propagazione avviene principalmente per seme. In alternativa, si possono prelevare talee legnose di circa 20 cm, rimuovendo spine e ramificazioni laterali. Per quanto riguarda la potatura, è necessaria se la pianta viene allevata ad albero per svilupparne e mantenerne una struttura forte. Se invece viene lasciato a cespuglio per siepi libere o bordure, richiede interventi minori, limitandosi a contenere l'espansione.
  • Quali sono i principali nemaci dell'Olivagno?
    Le principali preoccupazioni fitosanitarie riguardano la verticillosi, una malattia fungina che può essere letale per la pianta. Inoltre, l'Olivagno può essere soggetto ad attacchi di cancri del legno, che colpiscono sia il tronco che i rami. Questi cancri tendono a interessare le estremità, causando l'imbrunimento e l'appassimento delle foglie che spesso rimangono abbruttite attaccate alla pianta.

Scheda Tecnica

Elaeagnus angustifolia

Nome scientificoElaeagnus angustifolia
FamigliaEleagnaceae
Tipo di piantaAlbero o arbusto deciduo
OrigineNaturalizzato in Italia (Emilia Romagna, Veneto, Friuli)
EsposizionePieno sole (tollera ombra parziale)
Temperatura minimaPienamente rustico
TerrenoSabbioso, argilloso, alcalino/salino; pH min. 6; umidità media-alta
IrrigazioneMedia-alta; tollera la siccità una volta stabilito
FiorituraMaggio-Giugno
AltezzaDa 6-7 m (multi-stelo) fino a 12 m (monostelo)
PotaturaNecessaria se allevato ad albero per strutturare la chioma
MoltiplicazioneSeme o talee legnose (20 cm)
Malattie e parassitiVerticillosi, cancri del legno
Difficoltà di coltivazioneFacile (rustico e resistente)

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