Ciliegio in fiore

Alberi da Frutta

Ciliegio - Prunus avium

Scopriamo insieme tutto ciò che c'è da eseguire per curare al meglio il ciliegio; imparando anche tutti i tipi di varietà con le esigenze di coltivazione di ognuna.

di Redazione

21 luglio 2010

Generalità

Il ciliegio appartiene alla famiglia delle Rosacee, alla sottofamiglia delle Pruniodee, o Drupacee, ed al genere Cerasus; le specie più importanti sono il ciliegio dolce, il più coltivato, e quello acido. Il ciliegio dolce (Cerasus avium) è un albero alto fino a 20 m, con portamento assurgente, rami eretti, robusti, foglie ovali, grandi e pendule. I fiori, di colore bianco, schiudono contemporaneamente alle foglie e sono riuniti 2-3 per gemma; la maggior parte delle cultivar sono autosterili, per cui necessitano di buone cultivar impollinanti a fioritura contemporanea. Fiorisce dopo il pesco, a fine marzo inizio aprile. Il frutto è una drupa globosa di colore giallo, rosso o nero, di sapore dolce e col nocciolo aderente alla polpa; è destinato al consumo fresco e all’industria. Il ciliegio acido (Cerasus vulgaris) è una pianta di bassa taglia, ad elevata attitudine pollonifera ed autofertile, con portamento variabile (pendulo nelle amarene, assurgente nelle visciole) rami flessuosi e penduli, foglie piccole ed erette; i fiori sono raggruppati in mazzetti di 4-6 per gemma e fiorisce poco prima del ciliegio dolce. I frutti sono aciduli (amarene) o amari (visciole e marasche), con la polpa che si stacca facilmente dal nocciolo ed hanno un colore variabile: rosso pallido le amarene, rosso scuro le visciole e quasi nero le marasche; sono destinati all’industria. Il ciliegio acido è rustico ed adattabile in fatto di clima e terreno, mentre quello dolce richiede climi temperati in quanto è sensibile ai freddi invernali ed alle gelate tardive; bisogna evitare gli ambienti molto piovosi in prossimità della raccolta in quanto i frutti possono essere soggetti a spaccature. Le esposizioni a sud, sud est e sud ovest consentono l’illuminazione dell’intera chioma; l’impollinazione è entomofila, operata dalle api ed altri insetti pronubi (7-8 arnie ad ettaro).

Varietà

Le varietà di ciliegio dolce si distinguono in base alla consistenza della polpa, croccante o tenera, e secondo il colore, chiara o scura. Le cultivar di ciliegio hanno un periodo di maturazione compreso tra la terza decade di maggio e la metà di luglio; le più importanti, dalle più precoci alle più tardive sono: Sweet Early, Napoleone, Bigarreau Burlat (cultivar di riferimento che matura il 25 maggio), Durone dell’anella, Giorgia, Durone Nero I, Black Star, Stella, Van, Sunburst, Durone Nero II, Lala Star, Ferrovia, Lapins e Sweet Heart. Durante le annate piovose le drupe, in fase di maturazione, sono soggette allo spacco; le cultivar precoci sono più sensibili a questo fenomeno in quanto il frutto si ingrossa molto rapidamente. Relativamente al ciliegio acido le varietà principali di amarena sono: amarena di Verona, amarena di Pescara, amarena piacentina, agriotta imperiale ed agriotta del nord.

Portainnesti

I principali portainnesti del ciliegio sono il franco, il magaleppo, Colt, Ma x Ma14 e Gisela 5. Il franco si adatta a terreni profondi, freschi e argillosi ma ben drenati; è sensibile alla siccità, tollera il calcare, una moderata asfissia e non è idoneo al ristoppio. È molto vigoroso, presenta una buona affinità d’innesto ed induce una lenta entrata in produzione. Il magaleppo (Cerasus mahaleb) è meno vigoroso del franco, possiede radici fittonanti con ottimo ancoraggio, si adatta ai terreni sciolti, leggeri, ciottolosi e calcarei, purché ben drenati; risulta molto sensibile all’asfissia radicale. Il colt è un ibrido dotato di radici superficiali, aventi un buon ancoraggio; resiste al calcare, ai ristagni idrici e si adatta al ristoppio. Il Ma x Ma14, un ibrido ciliegio dolce-magaleppo, è caratterizzato da una buona affinità d’innesto, un ottimo ancoraggio e da un vigore inferiore del 30-40% rispetto al franco; resiste alla clorosi ferrica ed induce una precoce entrata in produzione. Gisela 5 è un portainnesto nanizzante che induce una precoce entrata in produzione, un’elevata produttività ed una buona pezzatura dei frutti; è consigliato in terreni fertili ed irrigui. Anche il ciliegio acido può essere impiegato come portainnesto, però, nonostante resista al freddo e si adatti a diversi terreni, è disaffine con molte varietà ed ha una forte attitudine pollonifera.

Forme di allevamento e potatura

I sistemi di allevamento attuati nel ciliegio sono il vaso a pieno vento, il vasetto a branche multiple o spagnolo, la palmetta irregolare o libera (sesti 5,5/6 X 5/6,5 m) e la bandiera. Il primo non è attuabile per i nuovi impianti in quanto le piante hanno un’ampia mole, con sesti d’impianto di 8 X 8 m; l’obbiettivo attuale è l’ottenimento di piante basse, che entrino presto in produzione e che mantengano una produttività costante. Il vasetto spagnolo si forma raccorciando continuamente a 3-4 gemme i germogli in crescita che costituiranno la struttura della pianta; in questa maniera nel giro di 1-2 anni si ottiene una forma a cespuglio gestibile da terra (altezza 2,5 m). Questo sistema è attuabile, impiegando portainnesti vigorosi, nelle regioni meridionali in quanto l’inverno è breve, per cui si sfrutta il lungo periodo di attività vegetativa della pianta; i sesti d’impianto sono 5 X 4 m, con una densità di 500 piante/ha. La bandiera è una forma a parete dove le piante hanno un asse principale inclinato di 45° e diverse branche inclinate dalla parte opposta a 90° rispetto al fusto; questo sistema è stato proposto al fine di contrastare il fortissimo sviluppo acrotono tipico del ciliegio, i sesti d’impianto adottati sono 5/5,5 X 4,5/6 m. Il ciliegio dolce produce sui dardi a mazzetto, per cui gli interventi di potatura sono molto limitati, essa viene eseguita in estate dopo la raccolta per evitare l’emissione di gomma; si asportano i rami secchi e si sfoltisce la chioma per migliorare la penetrazione della luce nelle parti interne. La potatura in verde riduce lo sviluppo vegetativo, provoca una migliore induzione a fiore e favorisce la cicatrizzazione dei tagli. Il ciliegio acido fruttifica prevalentemente sui rami misti, per cui vengono sfoltiti e rinnovati, evitando tagli grossi che favoriscono l’emissione di gomma.

Concimazione ed irrigazione

Tramite la concimazione sono apportati al suolo i principali elementi minerali, fondamentali per lo sviluppo e la produzione delle piante, quali l’azoto, il fosforo ed il potassio; di questi bisogna reintegrare le asportazioni annuali, rispettivamente 100-120 kg/ha, 60-80 kg/ha e 80-100 kg/ha (riferite ad una produzione di 200 q/ha). L’azoto è l’elemento più importante in quanto favorisce l’allegagione e l’ingrossamento dei frutti, però non va distribuito in prossimità della maturazione altrimenti può causare il cracking del frutto. La carenza di azoto induce una scarsa crescita vegetativa e la caduta delle drupe; mentre se l’azoto è eccessivo le ciliege sono meno colorate e maturano più tardi. La somministrazione di azoto va frazionata in 3 interventi: a fine estate, dopo la raccolta, per favorire l’accumulo delle sostanze di riserva che verranno utilizzate dalla pianta fino alla ripresa vegetativa, in prefioritura e dopo l’allegagione. Il fosforo stimola la fioritura e l’attività delle radici, può scarseggiare in suoli molto calcarei in quanto tende ad essere insolubilizzato, in questi casi si interviene annualmente con dosaggi di poco superiori alle asportazioni, prima della ripresa vegetativa (insieme al potassio). La presenza del potassio è importante per ottenere una produzione di qualità perché contribuisce a rendere le ciliegie più colorate, dolci ed acidule. Un deficit di magnesio e di ferro è comune in suoli calcarei e provoca una clorosi con ingiallimento fogliare, che può essere limitata con apporti di chelati di ferro con la fertirrigazione. Il ciliegio non ha esigenze idriche particolarmente significative, però la presenza d’acqua è fondamentale nel periodo della fioritura, dell’allegagione e dell’accrescimento del frutto. Gli apporti idrici devono essere effettuati sia durante il periodo precedente la raccolta, sia nel periodo successivo, quando avviene la differenziazione delle gemme a fiore per l’anno successivo; eventuali stress idrici possono causare l’alternanza di produzione. I sistemi d’irrigazione più idonei nel ciliegio sono quelli a goccia o a spruzzo, quest’ultimo è praticato soltanto sottochioma in quanto la bagnatura della pianta può comportare spaccature nei frutti.

Raccolta

La raccolta delle ciliegie avviene in un’unica volta, quando i frutti hanno il colore tipico della cultivar. Rispetto alle altre specie fruttifere la raccolta manuale delle ciliegie è più onerosa, le rese orarie sono molto basse, 8 kg/ora, perché i dardi a mazzetto sono molto delicati; in caso di rottura in quel punto la pianta non fruttifica più. Le varietà con i frutti che si staccano facilmente dal peduncolo sono adatte alla raccolta meccanica, effettuata con scuotitori al tronco o alle branche e con posizionamento di reti a terra, la quale abbatte di 5-10 volte i tempi rispetto a quella manuale.

Parassiti

I principali funghi che si insediano sul ciliegio sono le monilie (Monilia laxa, Monilia fructigena), il corineo ed i marciumi radicali. Le monilie provocano emissione di gomma sui rami e marciumi sui frutti nella fase di maturazione. Generalmente si interviene preventivamente con prodotti sistemici tra lo stadio di bottoni rosa e l’allegagione; in prossimità della maturazione si possono effettuare trattamenti fino a 7-10 giorni prima della raccolta. Il corineo può causare defogliamento precoce in autunno o in primavera, si effettuano trattamenti preventivi con fungicidi di copertura alla caduta delle foglie ed a fine inverno, prima dell’apertura delle gemme. Gli insetti vengono contrastati secondo strategie di lotta integrata, che consistono nell’esecuzione di monitoraggi e campionamenti per determinarne la presenza; al superamento delle soglie si interviene chimicamente, se possibile, con prodotti biologici ed impiegando i nemici naturali, alcuni già presenti nell’ambiente. Gli insetti più diffusi sono la mosca delle ciliegie (Rhagoletis cerasi), che scava gallerie nelle drupe, l’afide nero del ciliegio (Myzus cerasi) e le cocciniglie di San Josè, bianca e a virgola. Nel caso di frutteti familiari, con piante isolate, gli uccelli rappresentano un pericolo soprattutto in fase di maturazione.

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Domande frequenti

  • Perché il mio ciliegio non produce frutti?
    La causa principale è spesso l'autosterilità: la maggior parte delle cultivar di ciliegio dolce non feconda se stessa. È necessario piantare almeno due varietà diverse con periodi di fioritura sovrapposti per garantire l'impollinazione incrociata tramite api. Inoltre, verifica che non ci siano state gelate tardive durante la fioritura o condizioni meteorologiche avverse che abbiano impedito l'attività degli insetti pronubi.
  • Come posso prevenire la spaccatura delle ciliegie?
    Le spaccature sono causate da piogge intense vicine alla raccolta, che fanno assorbire acqua ai frutti facendoli esplodere. Per prevenirlo, evita irrigazioni abbondanti subito prima della maturazione e opta per sistemi a goccia o spruzzo solo sotto chioma, mai sulla pianta. Scegli cultivar meno sensibili e, se possibile, utilizza coperture protettive o reti anti-grandine/pioggia durante il periodo critico.
  • Quando e come si pota il ciliegio?
    La potatura principale si esegue in estate, subito dopo la raccolta, per evitare l'emissione di gomma (gommosi). Si eliminano i rami secchi, malati o che crescono verso l'interno per aerare la chioma. Evita assolutamente la potatura invernale pesante. Una leggera 'potatura in verde' (rimozione di germogli verdi) aiuta a ridurre la vigoria vegetativa e favorire la formazione dei fiori per l'anno successivo.
  • Qual è il miglior portainnesto per il ciliegio?
    La scelta dipende dal terreno: il Franco è adatto a terreni profondi e freschi ma è vigoroso; il Magaleppo resige ai terreni calcarei e sciolti ma teme i ristagni; il Colt è tollerante ai ristagni e al calcare; il Ma-X-Ma 14 offre un vigore ridotto e resistenza alla clorosi; il Gisela 5 è nanizzante, ideale per produzioni precoci e alte densità di impianto, ma richiede terreni fertili e irrigui.
  • Quali parassiti attaccano principalmente il ciliegio?
    I principali nemici sono le Monilie (funghi che causano marciume dei frutti ed emissione di gomma), il Corineo (che provoca bucherellatura delle foglie e defogliazione precoce) e la Mosca delle ciliegie (insetto che scava gallerie nella polpa). Altri comuni parassiti includono afidi neri e cocciniglie. In orti domestici, anche gli uccelli possono danneggiare i frutti in maturazione.

Scheda Tecnica

Prunus avium / Cerasus avium

Nome scientificoPrunus avium / Cerasus avium
FamigliaRosacee
Tipo di piantaAlbero da frutto deciduo
OrigineAsia occidentale, Europa, Nord Africa
EsposizionePieno sole (S, SE, SO)
TerrenoProfondo, fresco, ben drenato; evita ristagni
IrrigazioneNecessaria in fioritura, allegagione e accrescimento frutto
FiorituraMarzo-Aprile (fine marzo-inizio aprile)
AltezzaFino a 20 metri
ConcimazioneAzoto, Fosforo, Potassio; frazionata in 3 interventi
PotaturaEstiva post-raccolta; eliminare rami secchi e sfoltire chioma
MoltiplicazioneInnesto su portainnesti specifici (Franco, Magaleppo, Colt, ecc.)
Malattie e parassitiMonilie, Corineo, Marciumi radicali, Mosca delle ciliegie, Afidi, Cocciniglie
Difficoltà di coltivazioneMedia (richiede impollinatori, attenzione a spaccature e gomma)

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