Il tipico fiore del Cotogno

Frutti Minori

Cotogno - Cydonia oblunga

In questo articolo vengono illustrate le caratteristiche botaniche, le cultivar, i portainnesti principali, le tecniche di coltivazione ed i parassiti del cotogno.

di Redazione

21 luglio 2010

Generalità

Il cotogno appartiene alla famiglia delle Rosacee, alla sottofamiglia delle Pomoidee, al genere Cydonia, che comprende diverse specie: il cotogno comune (Cydonia oblunga), il cotogno giapponese da fiore (C. japonica), utilizzato a scopo ornamentale ed il cotogno cinese (C. sinensis). Il cotogno comune è un albero di bassa taglia, alto non più di 4-6 m, che tende ad assumere un aspetto cespuglioso. Le radici si sviluppano in superficie, il fusto è tortuoso con una scorza molto scura che si stacca a pezzetti ed i rami sono di colore bruno, pelosi, inermi, con lenticelle più o meno evidenti. Le foglie sono caduche, alterne, di forma obovata, ellittica, ovale o rotonda a seconda della cultivar, di colore verde cupo e lisce sulla pagina superiore, verde più chiaro e pelose nella pagina inferiore; il margine è intero, dentato o ondulato. I rami misti di un anno portano le gemme miste, da cui si originano germogli lunghi 5-10 cm, provvisti di 3-6 foglie, che portano ai loro apici i fiori solitari, grandi, ermafroditi e di color bianco o rosa. La fioritura si verifica generalmente da fine aprile alla prima quindicina di maggio, l’impollinazione è entomofila, operata dalle api o da altri insetti pronubi. Molte varietà di cotogno sono autosterili, per cui necessitano di impollinatori. Il frutto è un pomo di forma variabile a seconda delle cultivar, con buccia di colore verde giallo e pelosa, a maturazione diviene giallo dorato e la peluria tende a sparire; il frutto è caratterizzato da un aroma fragrante. La polpa, di colore giallo-crema, è dura e granulosa per la presenza di numerose sclereidi, specialmente in prossimità dei semi. Il sapore piuttosto acido ed astringente rende il frutto non consumabile fresco, infatti viene utilizzato per la preparazione di confetture e gelatine. La maturazione si verifica da settembre ad ottobre.

Clima e terreno

Il cotogno preferisce i climi temperati, ha una buona resistenza ai freddi invernali ed alle alte temperature estive, è sensibile alla siccità a causa delle radici superficiali; non teme le gelate primaverili in quanto ha una fioritura tardiva. In fatto di terreno è adattabile, anche se predilige suoli sciolti, freschi ed a pH neutro, mentre teme la presenza di calcare attivo. La specie è originaria dell’Asia minore e del Caucaso, mentre in Italia cresce spontanea in molte regioni, dove è presente in siepi o come esemplare isolato.

Varietà e portainnesti

Le cultivar di cotogno si distinguono tra loro principalmente in base alla forma del frutto, che può essere maliforme tondeggiante o piriforme oblunga. Le varietà a pomo maliforme si adattano alle lavorazioni meccaniche, per cui sono destinate all’industria, le più importanti sono: Del Portogallo, Mollesca, Ronda e Maliforme Tencara. Tra le cotogne piriformi si ricordano Di Bazine, Gigante di Vranja, Lescovatz, Di Smirne, De Berecski. Le cultivar si differenziano anche in base alla forma della foglia ed alla dimensione del fiore, variabile da 3 a 7 cm di diametro. In frutticoltura il cotogno viene prevalentemente impiegato come portinnesto del pero ed è utilizzato per le varietà del cotogno stesso. I più importanti sono EMA e BA 29, più vigoroso ma tollera il calcare e la siccità rispetto al precedente; altri portainnesti utilizzabili sono il biancospino e l’azzeruolo.

Tecniche di coltivazione

Le forme di allevamento adottate per il cotogno sono il vaso e la palmetta. Nel primo caso i sesti d’impianto sono 4 X 5 m con una densità pari a 500 piante/ha, mentre col sistema a palmetta le distanze sono di 4 X 2-3 m, con un investimento compreso tra 800 e 1250 piante/ha. Il cotogno fruttifica sui rami misti di un anno, le operazioni di potatura non sono energiche e consistono nell’asportazione dei rami a frutto esauriti, dei polloni e dei rami misti con un vigore eccessivo. Vengono eseguiti anche gli interventi di potatura verde per raccorciare i germogli lunghi 30-50 cm. Per ottenere produzioni intorno a 350-400 q/ha mediante la concimazione si devono apportare azoto, fosforo e potassio secondo i rispettivi dosaggi: 80 kg/ha, 20-30 Kg/ha e 80 kg/ha. La somministrazione di azoto va frazionata in almeno due interventi: a fine estate, dopo la raccolta ed in prossimità dello stadio della fioritura. Il fosforo ed il potassio invece si distribuiscono in autunno o a fine inverno. Sui terreni calcarei si verifica il fenomeno della clorosi ferrica, con ingiallimenti fogliari, in questo caso bisogna somministrare dei chelati a base di ferro. La raccolta, effettuata durante i mesi di settembre ed ottobre, è più rapida rispetto al melo ed al pero, perché la polpa ha una consistenza maggiore e le cotogne sono destinate all’industria.

Parassiti

Gli insetti più pericolosi per il cotogno sono la carpocapsa, le cui larve scavano gallerie nella polpa delle cotogne, e gli afidi. Per contrastare il primo si può ricorrere al metodo della confusione sessuale, nel caso di superamento delle soglie d’intervento si interviene con gli insetticidi, tenendo conto dell’eventuale presenza di insetti utili. I parassiti vegetali più frequenti sono il colpo di fuoco batterico e la malattia fungina della monilliosi, che si instaura sui fiori e va controllata eseguendo dei trattamenti fungicidi prima della fioritura.

Naviga per:

Domande frequenti

  • Perché il frutto del cotogno non si mangia fresco?
    La polpa del cotogno è dura, granulosa e ricca di sclereidi, rendendola poco gradevole al consumo diretto. Inoltre, il sapore è estremamente acido e astringente a causa dell'elevata presenza di tannini. Per questi motivi, il frutto viene quasi esclusivamente trasformato: è ideale per preparare confetture, gelatine, liquori e marmellate, dove la cottura ammorbidisce la struttura e bilancia l'acidità con lo zucchero.
  • Qual è il periodo migliore per raccogliere le cotogne?
    La raccolta del cotogno avviene generalmente tra settembre e ottobre, quando i frutti raggiungono la piena maturazione. A differenza di mele e pere, la raccolta è più rapida poiché la polpa è consistente e i frutti sono spesso destinati all'industria conserviera. È importante aspettare che la buccia diventi giallo dorato e che la peluria superficiale tenda a scomparire per garantire la massima qualità del prodotto finale.
  • Il cotogno necessita di altri alberi per fruttificare?
    Molte varietà di cotogno sono autosterili, il che significa che non possono produrre frutti impollinando se stesse. Per ottenere una buona produzione, è quindi necessario piantare almeno un'altra varietà compatibile nelle vicinanze per favorire l'impollinazione incrociata. L'impollinazione è affidata principalmente agli insetti pronubi, come le api, che trasferiscono il polline dai fiori maschili a quelli femminili durante la fioritura primaverile.
  • Come si cura la clorosi ferrica nel cotogno?
    La clorosi ferrica è un disturbo comune nei terreni calcarei, dove il ferro diventa indisponibile per la pianta, causando ingiallimento delle foglie. Per risolvere il problema, è necessario intervenire con applicazioni di chelati ferrosi via fogliare o al suolo. Inoltre, è consigliabile scegliere portinnesti tolleranti il calcare, come il BA 29, e evitare di piantare cotogni in terreni con elevato contenuto di calce attiva se possibile.
  • quali sono i principali nemici del cotogno?
    I parassiti animali più dannosi sono la carpocapsa, le cui larve scavano gallerie nella polpa, e gli afidi. Per la carpocapsa si consiglia la confusione sessuale o trattamenti mirati solo oltre le soglie di danno. Tra le malattie crittogamiche, il colpo di fuoco batterico e la monilliosi (che colpisce i fiori) sono le minacce principali. La prevenzione della monilliosi richiede trattamenti fungicidi specifici prima della fioritura.

Scheda Tecnica

Cydonia oblonga

Nome scientificoCydonia oblonga
FamigliaRosacee
Tipo di piantaAlbero da frutto di piccola taglia (4-6 m)
OrigineAsia minore e Caucaso
EsposizionePieno sole
Temperatura minimaResistente ai freddi invernali
TerrenoSciolti, freschi, pH neutro; teme il calcare attivo
IrrigazioneNecessita di irrigazione regolare, sensibile alla siccità
FiorituraFine aprile - prima quindicina di maggio
Altezza4-6 metri
ConcimazioneAzoto, fosforo e potassio; evitare carenze di ferro nei terreni calcarei
PotaturaLeggera: asportazione rami esauriti, polloni e germogli eccessivamente vigorosi
MoltiplicazioneInnalzamento su portinnesti (EMA, BA 29, biancospino, azzeruolo)
Malattie e parassitiCarpocapsa, afidi, colpo di fuoco batterico, monilliosi
Difficoltà di coltivazioneMedia

Potrebbe interessarti anche