Pianta di Fico indiano

Frutti Tropicali

Ficodindia - Opuntia ficus indica

Pianta coltivata anche in Sicilia, si descrivono le operazioni colturali principali, tra cui la scozzolatura, ed i parassiti più importanti.

di Redazione

21 luglio 2010

Generalità

Il fico d’India appartiene alla famiglia delle Cactacee, al genere Opuntia ed alla specie ficus indica. La pianta, alta 2-3 m, ha un tronco verde, costituito da cladodi, o pale, succulenti in grado di effettuare la fotosintesi. Le radici sono superficiali e robuste. Le foglie sono caduche, verdi, di piccole dimensioni ed emergono da delle areole spinescenti. I fiori sono gialli, a coppa, si sviluppano all’apice dei cladodi, lungo il loro bordo e compaiono a primavera inoltrata, a maggio-giugno. I frutti sono bacche turgide contenenti parecchi semi all’interno della polpa, l’epidermide ha una consistenza coriacea e presenta anch’essa delle piccole spine; la parte edule è rappresentata dalla polpa.

Clima e terreno

Il fico d’India è originario dei climi tropicali e subtropicali, però attualmente è largamente coltivato nelle zone a clima temperato caldo, è una coltura resistente alla carenza d’acqua che predilige temperature superiori ai 6 °C per uno sviluppo ottimale, mentre temperature invernali sotto lo zero possono condurre a deperimenti delle piante. Le esposizioni migliori sono quelle in pieno sole ed in aree riparate dal vento; può essere coltivato fino ad un’altitudine di 750 m. Il fico d’India preferisce terreni sciolti o grossolani, profondi da 20 a 40 cm, subacidi o neutri e ben drenati, vegeta bene anche sui terreni vulcanici nella zona dell’Etna, però rifugge i suoli troppo compatti in quanto sensibile all’asfissia radicale. È una specie originaria del Messico, poi si è diffusa in sud America, nel bacino del Mediterraneo, nelle Canarie, negli habitat semidesertici asiatici ed australiani e in Madagascar; in Italia è coltivata maggiormente in Sicilia (90 % della superficie nazionale), Calabria, Puglia e Sardegna.

Varietà

Le cultivar di fico d’India si distinguono tra loro in base al colore della polpa e della buccia, nel nostro Paese le più importanti sono: gialla (Sulfarina), bianca (Muscaredda) e rossa (Sanguigna). La varietà Sulfarina è la più diffusa per la maggiore capacità produttiva e la buona adattabilità a metodi di coltivazione intensiva; generalmente si tende ad integrare la coltivazione delle tre cultivar, in modo da fornire al mercato confezioni contenenti le tre varietà, in quanto più attraenti per la diversa colorazione. Un’altra cultivar è la cosiddetta apirena, dotata di pochi semi e di un frutto di dimensioni ridotte, per cui è poco diffusa.

Tecniche di coltivazione

Il fico d’India si moltiplica per talea, formata da un cladodio di due anni provvisto di 2-3 pale di un anno, la radicazione è rapida; l’impianto solitamente si effettua durante la stagione primaverile. Le forme di allevamento adottate sono il vaso ed il cespuglio, le distanze d’impianto sono di 5-7 X 4-5 m, altrimenti si ricorre a sesti dinamici di 2-3 X 4-5 m diradando la metà delle piante sulla fila al 5-6° anno per diminuire la competizione per l’elevata illuminazione che le piante richiedono. L’entrata in produzione avviene al 3-4° anno e l’impianto ha una durata di 30-35 anni. Nei primi tre anni lo scopo della potatura è favorire lo sviluppo della forma, mentre in fase di produzione vengono eliminati i cladodi in eccesso, malformati e che disturbano le operazioni colturali. Relativamente alla concimazione è importante intervenire con concimi fosfo-potassici durante l’inverno, il potassio agisce positivamente sulla qualità dei frutti. Il fico d’India è una specie aridoresistente, nel caso di produzioni nel mese di agosto non sono necessarie irrigazioni, mentre per la produzione autunnale dei bastardoni, in assenza di precipitazioni, si effettua qualche irrigazione.

Scozzolatura

È una pratica di potatura verde, eseguita a maggio-giugno, che consiste nella completa asportazione di cladodi e fiori emessi durante la stagione di crescita stessa. Dopo 15 giorni la pianta emette nuovamente pale e fiori che matureranno in ottobre-novembre; questi frutti, detti bastardoni, presentano una maggior pezzatura e caratteristiche organolettiche migliori rispetto a quelli di agosto. Ritardando l’epoca di scozzolatura è possibile avere un’epoca di raccolta più tardiva. Nel caso della produzione di bastardoni generalmente gli impianti di fico d’India sono irrigui, il primo intervento viene eseguito un mese dopo la scozzolatura, mentre i turni seguenti vengono intervallati di un mese.

Raccolta e parassiti

La raccolta viene effettuata più volte ad inizio invaiatura, gli operatori devono essere dotati di guanti ed occhiali a causa delle piccole spine. I frutti possono essere frigoconservati per 2-3 mesi a 6 °C e ad un’umidità relativa del 90 %. Gli impianti irrigui destinati alla produzione di bastardoni possono raggiungere quantità intorno a 200-250 q/ha. I parassiti più pericolosi, tra gli insetti, sono la mosca della frutta e la tignola che depositano le loro uova nei frutti in fase di maturazione, specialmente a settembre-ottobre, perché fa molto caldo, rovinandoli completamente. Tra i parassiti vegetali si ricorda la ruggine scabbiosa, che provoca grossi danni ai cladodi.

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Domande frequenti

  • Quali sono le condizioni ideali di temperatura e esposizione per il fico d'India?
    Il fico d'India prospera in climi temperati caldi e subtropicali, necessitando di esposizioni in pieno sole e in aree riparate dai venti forti. Per uno sviluppo ottimale, le temperature devono superare i 6°C. È fondamentale evitare gelate invernali prolungate: temperature inferiori allo zero possono causare gravi deperimenti alle piante. La specie tollera bene l'aridità ma soffre se esposta a ristagni idrici o umidità eccessiva combinata al freddo.
  • Come si effettua correttamente la scozzolatura e quali vantaggi offre?
    La scozzolatura è una potatura verde praticata tra maggio e giugno, consistente nell'asportare completamente i cladodi e i fiori nati durante quella stagione. Circa quindici giorni dopo, la pianta riemette nuove pale e fiori che matureranno a ottobre-novembre, producendo i 'bastardoni'. Questi frutti secondari hanno dimensioni maggiori e qualità organolettiche superiori rispetto alla prima raccolta estiva, permettendo inoltre di allungare il periodo di raccolta.
  • Quali sono le principali varietà di fico d'India coltivate in Italia?
    Le cultivar si distinguono principalmente per il colore della polpa e della buccia. In Italia le più diffuse sono: la Sulfarina (polpa gialla), nota per l'elevata produttività e adattabilità; la Muscaredda (polpa bianca); e la Sanguigna (polpa rossa). Spesso si coltivano insieme per offrire al mercato confezioni miste più attraenti. Esiste anche la varietà apirena, a frutto piccolo e povero di semi, meno comune commercialmente.
  • Come si moltiplica il fico d'India e quando va effettuato l'impianto?
    La moltiplicazione avviene per talea, utilizzando un cladodio di due anni dotato di 2-3 pale di un anno. La radicazione è rapida. L'impianto si effettua preferibilmente in primavera. Le distanze standard variano da 5x7 metri per il vaso o cespuglio, oppure si usano sesti dinamici più fitti (2-3 x 4-5 m) diradando metà piante al quinto-sesto anno per ridurre la competizione luminosa.
  • Quali sono i parassiti più pericolosi per questa pianta e come difendersene?
    I nemici principali sono la mosca della frutta e la tignola, che depongono le uova nei frutti maturi (settembre-ottobre), rovinandoli. Contro questi insetti è cruciale monitorare la maturazione. Tra le malattie crittogamiche, la ruggine scabbiosa colpisce gravemente i cladodi. Inoltre, la raccolta richiede precauzioni: gli operatori devono usare guanti e occhiali protettivi per proteggersi dalle microspine presenti sia sui frutti che sulle pale.

Scheda Tecnica

Opuntia ficus-indica

Nome scientificoOpuntia ficus-indica
FamigliaCactaceae
Tipo di piantaCactus arbustivo/succulento
OrigineMessico / Sud America
EsposizionePieno sole, riparata dal vento
TerrenoSciolti, ben drenati, subacidi-neutri
IrrigazioneScarsa, arido-resistente
FiorituraMaggio-Giugno
Altezza2-3 metri
ConcimazioneFosfo-potassica in inverno
PotaturaVaso/Cespuglio, asportazione pale/fiori (scozzolatura)
MoltiplicazioneTalea di cladodio (primavera)
Malattie e parassitiMosca della frutta, Tignola, Ruggine scabbiosa
Difficoltà di coltivazioneFacile

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