Una pianta latifoglia: la robinia

Botanica

Latifoglie

Come suggerisce il nome, per latifoglie si intendono tutte quelle piante che hanno foglie larghe. Si tratta di una categoria molto vasta di alberi, che possono avere varia forma e dimensione. Il castagno e il faggio, due alberi molto diffusi nel nostro clima temperato, sono esempi di latifoglie.

di Redazione

21 novembre 2014

Piante latifoglie

Il nome latifoglie è usato nel linguaggio comune, ma non in quello scientifico. In botanica infatti si parla di angiospermae. I frutti generati da queste piante racchiudono al loro interno i semi. Le piante latifoglie possono presentarsi sotto innumerevoli aspetti, e le stesse foglie che le caratterizzano, per la loro forma allargata, possono in realtà cambiare molto da un esemplare all'altro: ci sono delle latifoglie che hanno foglioline piccole e semplici, altre che presentano delle formazioni più complesse, come grappoli di foglie. Per la loro avversione ai climi freddi, le piante latifoglie vivono bene alle nostre latitudini, dove il clima è temperato, e ad altitudini moderate: non le troverete in alta montagna, ma piuttosto in collina, e vivono molto bene anche in pianura, e infatti sono alberi che vengono spesso utilizzati anche nei parchi cittadini e nei viali delle nostre città.

Alberi latifoglie

Il tronco degli alberi latifoglie di solito ha una forma piuttosto regolare, fatta a cilindro, che si sviluppa in altezza, e solo da una certa altezza in poi sviluppa dei rami di grandi dimensioni che si allargano a ombrello, formando una chioma ampia, fatta a ombrello. Sono piante resistenti, che hanno un'origine molto antica. Alcuni alberi latifoglie presentano fiori maschili e femminili sulla stessa pianta, altre invece hanno solo fiori di un solo tipo, e quindi possono essere o maschi o femmine. I frutti possono essere secchi, come nel caso ad esempio del nocciolo, oppure a polpa fresca, come nel caso del pesco. Il loro ambiente ideale è il clima temperato delle nostre latitudini, dove i boschi di latifoglie sono assai diffusi, ma si trovano anche in climi molto più caldi e umidi, ad esempio nelle foreste pluviali e nei climi tropicali.

Latifoglie e conifere

Le conifere, a differenza delle latifoglie, hanno foglie strette e appuntite, a forma di ago, e sono dette, appunto, aghifoglie. Il termine conifera significa portatrice di coni, perché i frutti delle conifere sono le pigne, che hanno infatti la forma di un cono. Altra differenza tra latifoglie e conifere è che mentre le prime amano i climi temperati, le seconde trovano il loro habitat migliore nei climi più rigidi, per cui si possono trovare a crescere spontaneamente a latitudini più estreme rispetto alle nostre, oppure anche alle nostre latitudine, ma solo in montagna, da una certa altitudine in poi. Mentre gli alberi latifoglie hanno un tronco che sviluppa rami solo da una certa altezza in poi conferendo alla pianta la tipica forma a ombrello, le conifere sviluppano rami anche in basso, e il tronco resta dritto di una perfetta forma cilindrica: questo conferisce alla pianta una forma piena e a punta, come nel caso degli abeti.

Nomi di piante latifoglie

Piante latifoglie molto diffuse nelle nostre zone sono il castagno, il faggio, il leccio, l’ippocastano, il platano, che viene usato molto spesso in città, per ombreggiare i viali, e poi la quercia, che può essere di diversi tipi, come il rovere a quella da sughero, il frassino, l'ontano nero e quello bianco, l'olmo, il tiglio, il carpino, il profumato eucalipto, il noce, il pioppo, l'ontano, l'acero e la betulla, la robinia e la roverella. La lista potrebbe essere davvero molto lunga: fanno parte della famiglia delle latifoglie anche piante a forma di arbusto, come il nocciolo e il biancospino, e poi numerose piante da frutto, come il melo, il pero, il pesco e il ciliegio. Sono tutte piante molto diverse tra loro, ma che hanno come caratteristica comune, il fatto di avere foglie espanse e molto spesso caduche.

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Domande frequenti

  • Qual è la differenza scientifica tra latifoglie e conifere?
    La distinzione principale risiede nella morfologia fogliare e riproduttiva. Le latifoglie, tecnicamente angiosperme, possiedono foglie ampie e piatte, mentre le conifere (aghifoglie) hanno foglie strette a forma di ago. Inoltre, le conifere producono frutti a forma di cono chiamati pigne, mentre le latifoglie generano frutti che racchiudono i semi. Un'altra differenza strutturale riguarda lo sviluppo del tronco: le latifoglie tendono a sviluppare rami principali solo in alto creando una chioma a ombrello, mentre le conifere mantengono spesso una forma cilindrica piena con rami fino dal basso.
  • In quali ambienti crescono meglio le piante latifoglie?
    Le latifoglie prediligono i climi temperati e prosperano a medie altitudini, come in collina e in pianura, mostrando una certa avversione ai climi freddi estremi. Non sono comuni in alta montagna, a differenza delle conifere che resistono meglio al freddo intenso. Tuttavia, alcune specie si adattano anche a climi più caldi e umidi, come nelle foreste pluviali tropicali. Nelle aree urbane, molte latifoglie sono piantate nei parchi e lungo i viali per la loro capacità di fornire ombra e adattarsi alle condizioni cittadine.
  • Cosa si intende per 'caducità' delle foglie nelle latifoglie?
    Molte piante classificate come latifoglie sono definite caduche, il che significa che perdono le foglie periodicamente, solitamente durante l'autunno o l'inverno, per entrare in uno stato di riposo vegetativo. Questa caratteristica permette loro di conservare acqua ed energia durante i periodi sfavorevoli. Non tutte le latifoglie sono però decidue; alcune, come il leccio o l'eucalipto, sono sempreverdi e mantengono il fogliame tutto l'anno, pur appartenendo comunque al vasto gruppo botanico caratterizzato da foglie ampie.
  • Fanno parte delle latifoglie anche gli alberi da frutto?
    Sì, molte piante da frutto appartengono al gruppo delle latifoglie poiché condividono la caratteristica di avere foglie ampie e espanse. Esempi comuni includono il melo, il pero, il pesco e il ciliegio. Anche il nocciolo, che produce frutti secchi, rientra in questa categoria. La diversità interna è grande: alcune specie hanno fiori ermafroditi (maschili e femminili sulla stessa pianta), mentre altre sono monoiche o dioiche, con fiori separati sui singoli individui.
  • Quali sono alcuni esempi comuni di latifoglie diffuse in Italia?
    Tra le latifoglie più comuni nel clima temperato italiano troviamo il castagno, il faggio, il leccio, l'ippocastano, il platano e la quercia (nelle sue varie specie come il rovere o la quercia da sughero). Altre specie frequenti sono il frassino, l'ontano, l'olmo, il tiglio, il carpino, il noce, il pioppo, l'acero, la betulla e la robinia. Anche arbusti come il nocciolo e il biancospino sono considerati latifoglie per la struttura delle loro foglie.

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