Frutti di Noce del Brasile

Frutti Tropicali

Noce del Brasile - Bertholletia excelsa

Pianta di notevoli dimensioni autoctona della foresta amazzonica, non riesce ad adattarsi in altre zone tropicali; inoltre la sua coltivazione sembra tutt'altro che facile.

di Redazione

21 luglio 2010

Generalità

Il noce del Brasile appartiene alla famiglia delle Letichidacee, al genere Bertholletia ed alla specie excelsa. È un albero di dimensioni molto grosse, infatti può superare i 50 m d’altezza, estremamente longevo, può superare i 500 anni di vita, con un tronco avente un diametro di 1-2 m. Le foglie sono caduche, grandi, alterne, oblunghe, cuoiose, lunghe 20-40 cm e larghe 10-15 cm; le foglie vecchie diventano rosse in prossimità della caduta. I fiori sono di colore bianco crema, piccoli, con un diametro di 2 cm in fioritura, solitari o riuniti in pannocchie terminali. Il frutto è una capsula legnosa, detta anche pixidio, più o meno tondeggiante, avente un diametro di 10-15 cm ed un peso di 1-2 kg; il pixidio è dotato di una piccola apertura e contiene 15-24 noci triangolari, lunghe 4-6 cm, disposte a spicchi.

Clima

La noce del Brasile cresce allo stato spontaneo nelle foreste dell’Amazzonia meridionale, comprese tra Brasile, Perù e Bolivia. In questi climi tropicali le temperature sono sempre elevate, difficilmente scendono sotto i 20 °C, e l’umidità relativa è prossima alla saturazione, grazie ad una piovosità continua ed abbondante che oscilla tra 1500 e 2500 mm all’anno; la noce del Brasile vegeta spontaneamente soltanto nelle aree in cui la stagione asciutta dura da 3 a 5 mesi. La coltivazione in impianti industriali è molto rara, in alcune aree della Malesia i risultati sono stati poco incoraggianti; alcuni esemplari si trovano nei giardini botanici tropicali al di fuori dei luoghi d’origine.

Biologia della pianta

La noce del Brasile è una specie autosterile, per cui necessita dell’impollinazione incrociata,operata da alcuni insetti imenotteri che, a differenza dell’ape comune e di altri pronubi, sono selvatici e si trovano soltanto nella foresta amazzonica dei luoghi di origine. La fioritura avviene a settembre, alla fine della stagione delle piogge, e si protrae fino a febbraio, con un picco nei mesi di ottobre, novembre e dicembre. Dopo la fioritura sono necessari 15 mesi per lo sviluppo del pixidio. I frutti maturano tra dicembre e marzo, periodo in cui si concentra la maggior parte delle precipitazioni; sulla stessa pianta ci possono essere sia fiori che frutti in diversi stadi di accrescimento. La pioggia gonfia l'epicarpo spugnoso del frutto che per il peso e l'azione del vento, cade al suolo. Dopo alcuni giorni, per effetto dell’attività di microrganismi ed insetti, le parti spugnose vengono degradate e rimane il guscio legnoso del frutto. Il guscio viene rosicchiato dall’aguti, un grosso roditore presente nella foresta amazzonica, o dagli scoiattoli che si nutrono dei semi; questi ultimi vengono spesso nascosti in luoghi vicini nei quali germinano in 12-18 mesi originando numerose piante in spazi piuttosto ristretti.

Tecniche di coltivazione

I tentativi nella coltivazione della noce del Brasile non stanno andando a buon fine, oltre che in Malesia sono state sperimentate delle piantagioni nelle zone di origine ricorrendo alla tecnica dell’innesto in modo da anticipare la messa a frutto, che avviene al 10-12° anno raggiungendo produzioni elevate soltanto al 30° anno. L’innesto viene effettuato in campo sui semenzali a due anni dalla messa a dimora, con sesti d’impianto di 10 X 10 m. Mediante questa tecnica l’entrata in produzione avviene al sesto anno, però la produzione degli anni seguenti si aggira intorno a decine di kg per pianta, invece un albero sviluppatosi spontaneamente intorno al 30° anno produce 200-400 kg di noci. Per assicurare la presenza degli insetti impollinatori in prossimità della piantagione ci devono essere delle piante di orchidea, anche se rispetto all’ambiente forestale la biodiversità è fortemente ridotta, proprio per questo motivo gli alberi fruttificano al massimo soltanto negli ambienti naturali d’origine. Lo sviluppo di piante autofertili faciliterebbe la coltivazione del noce del Brasile in quanto non sarebbe più necessaria la presenza di questi insetti impollinatori.

Raccolta ed utilizzo

I frutti maturi cadono a terra in maniera spontanea, i pixidii sono raccolti dagli indigeni che da dicembre a marzo fanno un controllo periodico al di sotto degli alberi. Le capsule intatte vengono ammucchiate ed aperte con particolari lame; le noci possono essere vendute nei mercati locali o internazionali con o senza guscio. L’estrazione delle noci si esegue con delle macchine sgusciatrici dopo aver immerso i pixidii in acqua per un giorno intero ed in seguito ad una bollitura di 3-5 minuti per ammorbidire il guscio; la resa in sgusciato si aggira intorno al 30 %. La maggior parte della produzione viene inviata in Europa per l'industria alimentare. Le noci contengono il 65-70 % di grassi, per cui sono utilizzate anche per la produzione di olio commestibile. Una prospettiva futura consiste nel migliorare l’assistenza sociale nei confronti degli indigeni che raccolgono i frutti e lavorano negli stabilimenti di trasformazione, in quanto soggetti a malattie e mal pagati; per contro, le noci sui mercati spuntano prezzi elevati.

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Domande frequenti

  • Perché è così difficile coltivare il Noce del Brasile in agricoltura intensiva?
    La coltivazione industriale del Noce del Brasile incontra enormi ostacoli biologici. La pianta è autosterile e dipende esclusivamente da specifici imenotteri selvatici per l'impollinazione, insetti che non sopravvivono al di fuori della foresta amazzonica originale. Inoltre, i tentativi di innesto accelerano solo parzialmente la messa a frutto (dal 10-12° anno al 6° anno), ma le produzioni rimangono basse (decine di kg) rispetto agli alberi selvatici (200-400 kg dopo 30 anni). Senza la biodiversità completa dell'ecosistema originario, inclusa la presenza di orchidee specifiche per attrarre gli impollinatori, la fruttificazione è scarsa o nulla.
  • Quali sono le condizioni climatiche ideali per far crescere questa pianta?
    Il Noce del Brasile richiede un clima tropziale caldo e costantemente umido, tipico della foresta amazzonica meridionale. Le temperature non devono mai scendere sotto i 20°C e l'umidità relativa deve essere prossima alla saturazione. Sono necessarie precipitazioni abbondanti e continue, oscillanti tra 1500 e 2500 mm annui. La pianta tollera solo una breve stagione asciutta, della durata massima di 3-5 mesi. Al di fuori di queste precise condizioni ecologiche, la pianta fatica a vegetare e non riesce a completare il suo ciclo riproduttivo.
  • Come avviene naturalmente la dispersione dei semi e la germinazione?
    Naturalmente, la riproduzione del Noce del Brasile è affidata all'aguti, un roditore amazonico. Dopo che i frutti cadono a terra e il tessuto esterno si decompone, l'aguti rosicchia il guscio legnoso per mangiare i semi. Spesso nasconde le noci rimanenti nel terreno vicino alle piante madri. Questi semi sepolti germinano in 12-18 mesi, dando origine a nuove piante in gruppi densi. Questo meccanismo assicura che i germogli abbiano protezione iniziale e crescano in spazi ristretti, favorendo la sopravvivenza della specie nell'ecosistema forestale complesso.
  • Quando avviene la raccolta e come si estraggono le noci?
    I frutti maturi cadono spontaneamente da terra tra dicembre e marzo, durante la stagione delle piogge. Gli indigeni raccolgono le capsule legnose (pixidi) intatte dal sottobosco. Per estrarre le noci, le capsule vengono immerse in acqua per un giorno e poi bollite per 3-5 minuti per ammorbidire il guscio resistente. Successivamente, si utilizzano macchine sgusciatrici. La resa in nocciolo sgusciato è circa del 30%. Questa procedura manuale e meccanizzata è necessaria perché il guscio è estremamente duro e non può essere aperto facilmente a mano.
  • Qual è il valore nutrizionale e commerciale delle noci?
    Le noci del Brasile sono molto ricche di lipidi, contenendo dal 65% al 70% di grassi, il che le rende utili anche per la produzione di oli commestibili. Commercialmente, vengono vendute sia con il guscio che sgusciate, spesso destinate all'industria alimentare europea. Nonostante il prezzo elevato al consumo finale, la filiera presenta criticità sociali: i raccoglitori indigeni e i lavoratori degli stabilimenti di trasformazione spesso ricevono compensi bassi e sono esposti a rischi sanitari, nonostante il contributo essenziale della raccolta spontanea alla disponibilità globale della merce.

Scheda Tecnica

Bertholletia excelsa

Nome scientificoBertholletia excelsa
FamigliaLecitidacee
Tipo di piantaAlbero alto oltre 50 metri, longevo (oltre 500 anni)
OrigineForesta amazzonica (Brasile, Perù, Bolivia)
EsposizionePieno sole, clima tropicale umido
Temperatura minimaNon sopporta temperature inferiori ai 20°C
TerrenoFertile, ben drenato, tipico della foresta pluviale
IrrigazioneAbbondante, richiede umidità relativa prossima alla saturazione
FiorituraSettembre-febbraio, con picco ottobre-dicembre
AltezzaSuperiore a 50 metri
PotaturaAssente (specie arborea forestale)
MoltiplicazioneSeme (autosterile, impollinazione incrociata necessaria)
Difficoltà di coltivazioneElevata, difficile da coltivare al di fuori dell'habitat naturale

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