Foglie. mallo e seme di noce

Frutti Minori

Noce - Juglans regia

Il noce è una pianta che può assumere diverse dimensioni in base ai portainnesto utilizzato; inoltre si illustrano anche le varietà, le cure colturali ed i principali parassiti.

di Redazione

21 luglio 2010

Generalità

Il noce fa parte della famiglia delle Juglandacee ed al genere Juglans, comprendente numerose specie tra cui le più importanti sono il noce comune o europeo (Juglans regia) e quello americano (Juglans nigra). Il noce comune è un albero longevo, in grado di superare cento anni di vita e di raggiungere un’altezza di 30 m. La parte aerea è espansa e tondeggiante, il fusto è eretto con una scorza grigio chiara; le radici sono robuste e fittonanti, si sviluppano 1-2 m in profondità e 3-4 m lateralmente. Le foglie sono caduche, alterne e composte, ogni foglia è costituita da 5-7-9 foglioline. È una pianta monoica e possiede fiori unisessuali sulla stessa pianta; i fiori maschili si inseriscono sui rami di un anno, sono costituiti da lunghi filamenti detti amenti e schiudono prima dei fiori femminili (proterandria), che sono isolati o raggruppati in numero di 2-3 all’estremità dei germogli e compaiono insieme alle foglie; l’impollinazione è anemofila. I frutti sono drupe che maturano nel mese di settembre, costituita dal mallo, che riunisce epicarpo e mesocarpo, e da un endocarpo legnoso contenente la mandorla, chiamata anche gheriglio.

Clima e terreno

Il noce comune preferisce le aree soleggiate collinari o pianeggianti, a clima mite, perchè è sensibile alle gelate tardive, per cui è meglio evitare i fondovalle; ha una buona resistenza ai freddi invernali, fino a temperature di – 20 °C, infatti può spingersi fino ad un’altitudine di 800-1000 m. Il noce comune predilige terreni freschi, di medio impasto, fertili, profondi, ben drenati e ricchi di sostanza organica, si adatta anche a suoli moderatamente calcarei, mentre rifugge quelli argillosi ed umidi in quanto risulta sensibile all’asfissia radicale. È una specie originaria dell’Asia, poi si è diffusa in Europa ed in Italia, dove è coltivata sia al nord che al sud.

Varietà

Le cultivar di noce devono avere una produttività buona e costante, per cui al momento dell’impollinazione i fiori femminili devono essere aperti, un vigore non eccessivo permettendo una precoce entrata in produzione ed una mole ridotta delle piante, ed un frutto di grosse dimensioni, di forma regolare, con un endocarpo che si possa imbiancare e con alta resa in sgusciato (46-50%). Le varietà californiane sono caratterizzate da una precoce messa a frutto e da una sensibilità ai freddi invernali ed alle gelate primaverili a causa del precoce germogliamento, per cui non si adattano ad alcuni ambienti italiani, soprattutto quelli settentrionali. Le cultivar più frequenti nel nostro Paese sono le italiane Noce di Sorrento (la più coltivata), San Giovanni, Feltrina e Bleggiana; le francesi Franquette, Corne, Parisienne e Mayette; le californiane Eureka, Chandler, Hartley, Serr, Lara, Midland, Tehana e Payne.

Portainnesti

Il noce si moltiplica per seme o per innesto, le piante ottenute da seme sono eterogenee e vengono messe a dimora dopo 2-3 anni di vivaio, altrimenti si impiegano per ottenere i portainnesti; le piante non innestate si utilizzano per gli impianti finalizzati alla produzione di legno. Tra i portainnesti si ricordano il franco di noce comune, il noce americano ed l’ibrido Paradox. Il franco è rustico e resiste alla clorosi fogliare, mentre teme il marciume del colletto e delle radici. Il noce americano induce una precoce entrata in produzione ed un vigore ridotto, però necessita di suoli fertili ed irrigui; è impiegato maggiormente in Francia. Il Paradox è ottenuto dalle specie Juglans hindsii ed il noce comune, è un portainnesto con una vigoria elevata utilizzato in California.

Tecniche di coltivazione

La forma di allevamento principalmente adottata è il vaso, con un’impalcatura delle branche bassa, ad 1-1,5 m da terra, per i noceti da frutto, e alta, ad un’altezza di 3-4 m, per gli impianti a duplice attitudine (realtà italiana), con produzione di frutti e legno. I sesti d’impianto dipendono dal tipo di impianto da effettuare: sono di 10 X 10 m per noceti a duplice attitudine, mentre nel caso di produzioni da frutto e da legno sono 8 X 8 m; queste distanze si adottano su terreni fertili ed irrigui. La potatura di allevamento consiste nel lasciare liberi dalla vegetazione i primi 3-4 metri di fusto; in fase di produzione si asportano i rami deperiti, secchi, mal posizionati e dei succhioni per evitare ombreggiamenti all’interno della chioma; va inoltre ricordato che il noce fatica a cicatrizzare le ferite per cui non si eseguono tagli grossi. Tramite la concimazione sono apportati al suolo i principali elementi minerali, fondamentali per lo sviluppo e la produzione delle piante, quali l’azoto, il fosforo ed il potassio; di questi bisogna reintegrare le asportazioni annuali, rispettivamente 80 kg/ha, 10-20 kg/ha e 40 kg/ha (riferite ad una produzione di 20-25 q/ha). L’azoto va frazionato in tre interventi, rispettivamente alla ripresa vegetativa, a fine primavera ed in settembre dopo la raccolta. È importante eseguire una concimazione organica pluriennale oppure un sovescio al fine di mantenere il terreno ben rifornito di sostanza organica. Il noce necessita di 700-800 mm di pioggia, nei mesi estivi l’irrigazione favorisce una miglior induzione a fiore. Il frutto viene raccolto con la scuotitura delle branche effettuata manualmente o meccanicamente. Una volta raccolta la drupa viene separata dal mallo, lavata, essiccata ed imbianchita generalmente con anidride solforosa.

Parassiti

Il noce è soggetto ad attacchi di parassiti, tra quelli vegetali si ricordano il mal nero del colletto, i marciumi radicali, l’antracnosi ed una batteriosi che colpisce le foglie. Per contrastare funghi e batteri si effettuano trattamenti a base di rame dopo la caduta delle foglie e verso la fine dell’inverno. Gli insetti più pericolosi per il noce sono la carpocapsa, le cui larve mangiano il seme, ed i rodilegni giallo e rosso che scavano gallerie nel legno; in quest’ultimo caso si eliminano le larve con del fil di ferro o applicando insetticidi in prossimità delle gallerie.

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Domande frequenti

  • Quali sono i migliori terreni e posizioni per coltivare il noce?
    Il noce comune prospera in terreni freschi, profondi, ben drenati e ricchi di sostanza organica, evitando assolutamente quelli argillosi e umidi che causano asfissia radicale. Predilige esposizioni soleggiate, collinari o pianeggianti, ma va tenuto lontano dai fondovalle soggetti a ristagni o gelate tardive. Resiste bene al freddo invernale fino a -20°C, arrivando fino a 800-1000 metri di altitudine, ma è sensibile ai geli primaverili che possono danneggiare i fiori.
  • Come si effettua la potatura del noce e quali accorgimenti usare?
    Si consiglia la forma a vaso con impalcatura bassa (1-1,5 m) per i frutteti. In produzione, eliminare rami secchi, deperiti, mal posizionati e succhioni per aerare la chioma. Attenzione fondamentale: il noce fatica molto a cicatrizzare le ferite, quindi è vietato eseguire tagli grossi. La potatura di allevamento deve lasciare liberi i primi 3-4 metri di fusto per facilitare la gestione e la raccolta.
  • Quali sono le varietà di noce più indicate per l'Italia?
    In Italia le varietà più diffuse e adattate sono quelle italiane come la Noce di Sorrento (la più coltivata), San Giovanni, Feltrina e Bleggiana. Sono presenti anche cultivar francesi come Franquette, Corne, Parisienne e Mayette. Le varietà californiane (es. Chandler, Eureka) hanno precoce messa a frutto ma sono sensibili ai freddi invernali e alle gelate primaverili, rendendole inadatte alle zone settentrionali italiane.
  • Quanto e quando concimare il noce?
    Il noce richiede reintegro annuale degli elementi asportati: circa 80 kg/ha di azoto, 10-20 kg/ha di fosforo e 40 kg/ha di potatio (per 20-25 q/ha di produzione). L'azoto va somministrato in tre volte: alla ripresa vegetativa, a fine primavera e a settembre post-raccolta. È fondamentale integrare periodicamente sostanza organica tramite letamazione o sovescio per mantenere la fertilità del suolo.
  • Come si raccolgono e conservano le noci?
    La raccolta avviene a settembre mediante scuotitura manuale o meccanica delle branche. Dopo la raccolta, la drupa deve essere privata del mallo (epicarpo e mesocarpo), lavata accuratamente ed essiccata. Spesso segue un trattamento di 'imbianchimento' con anidride solforosa per migliorare l'aspetto della guscio. Una volta secche, le noci si conservano bene al fresco e al secco per lungo tempo.

Scheda Tecnica

Juglans regia

Nome scientificoJuglans regia
FamigliaJuglandacee
Tipo di piantaAlbero deciduo longevo
OrigineAsia, diffuso in Europa e Italia
EsposizionePieno sole, aree soleggiate collinari o pianeggianti
TerrenoFresco, profondo, ben drenato, fertile, medio impasto; evita argillosi e umidi
IrrigazioneNecessita di 700-800 mm annui; irrigazione estiva consigliata per fioritura
FiorituraPrimavera (proterandra: fiori maschili prima delle femmine)
AltezzaFino a 30 metri
ConcimazioneAzoto, fosforo, potasio; integrazione sostanza organica pluriennale
PotaturaVaso basso (frutto) o alto (duplice attitudine); evitare tagli grossi per scarsa cicatrizzazione
MoltiplicazioneSeme (eterogeneo) o innesto (su franco, noce americano, ibrido Paradox)
Malattie e parassitiMal nero del colletto, marciumi radicali, antracnosi, batteriosi fogliari, carpocapsa, rodilegni giallo e rosso
Difficoltà di coltivazioneMedie; richiede suoli drenanti e protezione da gelate tardive

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