Frutti di Giuggiolo

Frutti Minori

Giuggiolo - Zizyphus jujuba

In questo articolo vengono illustrate le caratteristiche botaniche, le esigenze climatiche e pedologiche, le cultivar, le tecniche colturali e le operazioni di raccolta del giuggiolo.

di Redazione

21 luglio 2010

Generalità

Il giuggiolo appartiene alla famiglia delle Ramnacee, al genere Zizyphus ed alla specie jujuba. È un piccolo albero, alto mediamente 5 m, con un tronco contorto; ha una crescita lenta, stessa cosa per l’entrata in produzione che si può anticipare tramite l’incisione del tronco. Le radici sono molto sviluppate in profondità, la corteccia delle branche è rugosa e rossastra, i rami sono lisci, irregolari e ogni nodo presenta una coppia di piccole spine. Le foglie sono decidue, di ridotte dimensioni, ovali, alternate, lucenti e coriacee; presentano delle stipole spinose. I fiori hanno ridotte dimensioni, sono di colore verde e aggregati all’ascella fogliare dei germogli; l’antesi avviene scalarmente oltre la metà dell’estate, l’impollinazione è entomofila, operata dalle api o da altri insetti pronubi.

Frutti

Il frutto, detto anche giuggiola o zizzola, è una piccola drupa carnosa avente la forma un’oliva, l’epicarpo è sottile, di color verde chiaro che diventa marrone lucido a sviluppo completo. La polpa, di color bianco-verde, ha un sapore zuccherino gradevole. Il nocciolo aderisce alla polpa, è molto duro ed appuntito. Le giuggiole hanno una maturazione scalare che comprende i mesi di settembre ed ottobre; i frutti possono essere mangiati appena raccolti o anche dopo qualche tempo quando l’epidermide risulta raggrinzita. Con le giuggiole si può preparare una confettura: il famoso “brodo di giuggiole”.

Clima e terreno

Il giuggiolo preferisce i climi temperati, subisce danni con temperature al di sotto di 10 gradi sotto zero e possiede una buona resistenza al vento. L’albero teme le gelate che si possono verificare in autunno, per cui negli ambienti settentrionali la coltivazione è possibile solo sotto particolari microclimi come in prossimità dei laghi (lago di Garda e laguna veneta) o in colline con esposizione diretta ai raggi solari (Colli Euganei). In fatto di terreno è un albero adattabile, infatti vegeta bene anche su suoli aridi e salini, però predilige terreni sciolti, non umidi e calcarei. Il giuggiolo è originario della Cina meridionale e dell’Asia centrale, ove viene prevalentemente coltivato, e si è ormai da molto tempo naturalizzato nel bacino del Mediterraneo; nel nostro Paese è principalmente diffusa al meridione.

Varietà

Le cultivar di giuggiolo si distinguono tra loro per la forma della drupa che può essere tonda oppure oblunga, per le dimensioni dei frutti e per la fertilità del polline; di seguito vengono brevemente descritte le varietà più importanti. Meliforme: ha un frutto piccolo, tondo e di ottime caratteristiche organolettiche, è autofertile per cui non necessita di impollinatori. Olivaceo: ha una drupa di medie dimensioni con buone caratteri organolettici, è autofertile e molto produttiva. Gigante meliforme: i frutti sono grossi e di ottimo sapore se consumati a media maturazione. Gigante periforme: a differenza del precedente la drupa è oblunga. Gigante tardivo periforme: matura a metà ottobre ed è autosterile, per cui necessita di impollinazione.

Tecniche di coltivazione

Il giuggiolo si propaga prevalentemente utilizzando i polloni che si sviluppano alla base della pianta, la moltiplicazione per seme non è consigliabile in quanto ci impiega due anni a germinare. La forma di allevamento maggiormente impiegata è il vaso, con sesti d’impianto di 4 X 3 m, con una densità di 800 piante/ha. Con la potatura, effettuata a fine autunno inizio inverno, vanno eliminati i polloni, i rami secchi, danneggiati e posizionati all’interno della chioma. Nel caso in cui la coltivazione del giuggiolo è effettuata a scopo ornamentale, la pianta si sviluppa liberamente, assumendo dapprima una forma cespugliosa e piramidale a completa maturità. La concimazione consiste nell’apporto di letame maturo quando la pianta viene messa a dimora, gli anni successivi si somministra del concime complesso a lenta cessione a fine inverno inizio primavera. Le piante giovani sono irrigate nei mesi estivi più caldi, mentre quelle adulte si accontentano delle piogge perché sopportano lunghi periodi di siccità. In genere è una pianta che non viene attaccata dai parassiti, le drupe raggrinzite possono essere soggette ai marciumi.

Raccolta ed utilizzo

Nel caso della destinazione al consumo diretto la raccolta si effettua in più soluzioni quando le giuggiole sono ancora ben sode, turgide e presentano la caratteristica colorazione bruna sulla maggior parte della superficie. Le drupe devono avere una colorazione uniforme, bruno-rossastra, omogenea su almeno il 90% della superficie del frutto ed una pezzatura omogenea medio-grossa. Il raggrinzimento è un indice di sovramaturazione che comporta la perdita di consistenza e spessore della polpa con conseguente riduzione della conservabilità, per cui questo fenomeno deve essere assente nelle giuggiole. Oltre al consumo fresco, i frutti possono essere utilizzati secchi (in Asia), conservati in salamoia, alcol e aceto, destinati alla preparazione di marmellate e sciroppi. La pianta può essere impiegata a scopo ornamentale, per i rimboschimenti e le siepi ad azione antierosiva; il legno è molto duro e si presta bene alla scultura.

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Domande frequenti

  • Quali sono le condizioni climatiche ideali per coltivare il giuggiolo?
    Il giuggiolo predilige i climi temperati e soleggiati. Tollera bene il caldo e la siccità grazie alle sue radici profonde, ma teme il freddo intenso: subisce danni irreparabili se le temperature scendono sotto i -10°C. Nelle zone settentrionali, la coltivazione è possibile solo in microclimi favorevoli, come vicino a grandi specchi d'acqua (es. Lago di Garda) o in colline ben esposte a sud. Resiste inoltre discretamente al vento, rendendolo adatto anche ad aree costiere ventilate.
  • Come si riconosce un giuggiolo maturo pronto per la raccolta?
    La maturazione avviene tra settembre e ottobre. Un frutto sano per il consumo fresco deve presentare una colorazione bruno-rossastra uniforme su almeno il 90% della superficie, essere sodo, turgido e privo di rugosità. Il raggrinzimento dell'epicarpo indica sovramaturazione: il frutto perde consistenza, la polpa si assottiglia e la conservabilità diminuisce drasticamente. Se accetti la texture diversa, puoi raccoglierlo anche quando è raggrinzito, tipico dello stato secco o per preparazioni specifiche.
  • È necessario piantare più alberi di giuggiolo per avere frutti?
    Dipende dalla varietà scelta. Alcune cultivar, come 'Meliforme' e 'Olivaceo', sono autofertiili, quindi un singolo albero è sufficiente per produrre frutti senza bisogno di impollinatori esterni. Altre, come il 'Gigante tardivo periforme', sono autosterili e richiedono la presenza di un'altra varietà compatibile per l'impollinazione incrociata, affidata principalmente alle api. Verifica sempre l'autofertilizzazione della specifica cultivar prima dell'acquisto.
  • Quanto tempo ci vuole affinché il giuggiolo inizi a produrre frutti?
    Il giuggiolo è una pianta a crescita lenta. Normalmente impiega diversi anni per entrare in produzione piena. Tuttavia, è possibile anticipare l'inizio della fruttificazione intervenendo con tecniche colturali specifiche, come l'incisione del tronco. Questa pratica stimola la pianta a focalizzare le energie nella formazione dei fiori piuttosto che nello sviluppo vegetativo, permettendo di ottenere i primi frutti in tempi più brevi rispetto alla normale aspettativa naturale.
  • Come si propagano correttamente i nuovi alberi di giuggiolo?
    Il metodo più efficace e consigliato è l'utilizzo dei polloni basali, ovvero i getti che crescono alla base della pianta madre. Questo garantisce la riproduzione fedele delle caratteristiche varietali. La moltiplicazione per seme è sconsigliata perché i semi impiegano circa due anni per germinare e, soprattutto, le piante ottenute potrebbero non ereditare le qualità fruttifere della pianta originale, risultando imprevedibili nella produzione.

Scheda Tecnica

Ziziphus jujuba

Nome scientificoZiziphus jujuba
FamigliaRamnacee
Tipo di piantaPiccolo albero deciduo
OrigineCina meridionale e Asia centrale
EsposizionePieno sole
TerrenoSciolti, calcarei, non umidi; resiste a suoli aridi/salini
IrrigazioneScarsa, tollera la siccità; irrigare solo giovani in estate
FiorituraMetà estate (scalarmente)
AltezzaMediamente 5 metri
ConcimazioneLetame maturo a messa a dimora; concime complesso lento a fine inverno/inizio primavera
PotaturaFine autunno/inizio inverno; eliminare polloni, rami secchi e interni
MoltiplicazionePolloni basali (preferibile); semina sconsigliata (germinazione lenta)
Malattie e parassitiGeneralmente resistente; rischio marciumi sulle drupe raggrinzite
Difficoltà di coltivazioneBassa/Media

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