Mandorlo in Fiore

Alberi da Frutta

Mandorlo - Prunus amygdalus

In questo articolo vengono illustrate le caratteristiche botaniche, le cultivar, i portainnesti con la relativa adattabilità al terreno, le tecniche colturali, le operazioni di raccolta ed i parassiti del mandorlo.

di Redazione

21 luglio 2010

Generalità

Il mandorlo (Amygdalus communis) appartiene alla famiglia delle Rosacee ed alla sottofamiglia delle Pruniodee, o Drupacee; si divide nelle sottospecie amara (mandorlo amaro), sativa (mandorlo dolce con endocarpo duro) e fragilis (mandorlo dolce con endocarpo fragile). È un albero abbastanza vigoroso, che può raggiungere un’altezza di 8-10 m, con un habitus di crescita variabile ed un tronco tortuoso, con una scorza di colore nerastro. Le radici sono fittonanti, espanse e molto ramificate; per cui il mandorlo è dotato di una buona resistenza alla siccità però, allo stesso tempo, necessita di un franco di coltivazione di almeno 1-1,5 m. Le foglie sono caduche, di una forma ovale allungata, con apice appuntito, bordo dentato e delle ghiandole in posizione basale; le gemme sono tre su ogni nodo, quelle laterali a fiore mentre quella centrale è a legno. I fiori, emessi prima delle foglie, sono ermafroditi, bianchi e sessili; la fioritura avviene a febbraio, quindi il mandorlo risulta molto sensibile alle gelate primaverili. I frutti sono drupe aventi una forma ovale o allungata con esocarpo coriaceo detto mallo ed un endocarpo consistente, forato, che contiene la mandorla, contenente il 30-60% di olio. L’impollinazione è entomofila, operata dalle api ed altri insetti pronubi. Il mandorlo trova come habitat ideale i climi temperato caldi con inverni miti, sebbene in grado di resistere a temperature invernali di -15, -20 °C, e scarsa piovosità, per cui tipici del bacino del Mediterraneo. Le esposizioni a sud, sud est e sud ovest consentono l’illuminazione dell’intera chioma.

Varietà e portainnesti

Le cultivar di mandorlo hanno un periodo di maturazione compreso tra l’inizio e la fine di settembre; le più importanti, dalle più precoci alle più tardive sono: Fra Giulio grande, Supernova, Tuono, Fascionello, Fellamosa, Pizzuta d’Avola, Ferragnes, Falsa Barese, Filippo Ceo e Genco (le ultime due sono autofertili). La maggior parte delle varietà sono autosterili, per cui necessitano di buone cultivar impollinanti a fioritura contemporanea. I portainnesti più utilizzati sono il franco, il GF 677 (ibrido pesco-mandorlo) ed il PS A6 (ottenuto dal pesco). Il primo è idoneo alla coltivazione in asciutto e teme i terreni pesanti a rischio di ristagni idrici; si adatta su suoli poveri, sassosi, profondi, siccitosi e molto calcarei. Risulta suscettibile ai parassiti delle radici, quest’ultime si ancorano bene al terreno, è mediamente vigoroso, affine con le cultivar, le quali fruttificano bene se innestate su di esso; la pianta entra in produzione al 6-8° anno. Il GF 677 si adatta a terreni siccitosi e calcarei, purchè ben drenati; inoltre è molto vigoroso, induce una precoce entrata in produzione (al quinto anno) ed elevata produttività. Il PS A6 è un portainnesto molto impiegato negli impianti intensivi americani perché induce un minor vigore del GF 677; rispetto ad esso è meno resistente alla siccità e al calcare, induce una fioritura più precoce ed una maturazione anticipata.

Tecniche di coltivazione

In Italia la coltura del mandorlo è sempre stata destinata alle aree marginali. Per i nuovi impianti di mandorlo la forma di allevamento adottata è il vaso a 4-5 branche, con l’impalcatura ad un'altezza minima di 70 cm da terra per permettere la raccolta meccanica; il sesto d’impianto consigliato è di 6 X 6 m (277 piante ad ettaro). La maggior parte delle cultivar del mandorlo fruttifica tendenzialmente sui mazzetti di maggio, mentre alcune, tra cui Fascineddu e Texas, producono sia sui rami misti di un anno che sui dardi fioriferi. La potatura invernale è leggera e va effettuata tutti gli anni eliminando i succhioni, i rami secchi e qualche ramo misto. Tramite la concimazione sono apportati al suolo i principali elementi minerali, fondamentali per lo sviluppo e la produzione delle piante, quali l’azoto, il fosforo ed il potassio. La somministrazione di azoto va frazionata in 2-3 interventi: 30-50 kg/ha dopo la raccolta ed altrettante unità distribuite tra la fioritura e l’accrescimento dei frutti, evitando apporti in prossimità della maturazione. Il fosforo ed il potassio, rispettivamente 20-40 kg/ha e 100-200 kg/ha, generalmente si distribuiscono in autunno, mentre i microelementi possono essere apportati con la fertirrigazione. Il mandorlo, tra la fioritura e la raccolta, ha un fabbisogno di 150-200 mm di pioggia; l’irrigazione è prevista soltanto in impianti specializzati con utilizzo portainnesti poco resistenti alla siccità, mediante sistemi localizzati a goccia o a spruzzo.

Raccolta

Le mandorle, in base alla loro destinazione, possono essere da tavola fresche o secche e, prevalentemente, da dolceria. I frutti freschi vengono raccolti in anticipo, quando il mallo è ancora tenero e di gusto gradevole, mentre le mandorle secche si raccolgono prima della completa maturazione, con i frutti che cominciano a cadere ed il mallo, ormai secco, che inizia ad aprirsi. La raccolta avviene nel mese di settembre; in Italia si effettua manualmente facendo cadere i frutti con delle aste (abbacchiatura), mentre negli impianti intensivi spagnoli ed americani viene eseguita meccanicamente con degli scuotitori sulle branche e sul tronco. Le mandorle, una volta raccolte, devono essere separate dal mallo e poste ad asciugare al sole o in essiccatoi.

Parassiti

I fitofagi vengono generalmente controllati dagli insetti utili; per favorirne la sopravvivenza è buona prassi tenere il terreno inerbito, in alternativa, impiegare prodotti biologici come il Bacillus thuringiensis. Nell’Italia meridionale bisogna fare attenzione al capnodio (Capnodis tenebrionis), un insetto che danneggia i mandorleti in asciutto scavando gallerie nei tronchi. Per la lotta si impiegano reti a forma di imbuto rovesciato, applicate alla base degli alberi in modo da catturare gli adulti; inoltre, con l’irrigazione, si crea un ambiente sfavorevole al fitofago. Le malattie che si insediano maggiormente sul mandorlo sono i cancri rameali, i marciumi radicali ed il marciume bruno dei fiori e dei frutti.

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Domande frequenti

  • Quali sono le migliori varietà di mandorlo autofertili?
    La stragrande maggioranza delle cultivar di mandorlo è autosterile, ovvero necessita di un impollinatore compatibile per produrre frutti. Tuttavia, esistono eccezioni valide per chi possiede un solo albero o vuole semplificare l'impollinazione. Tra le varietà indicate come autofertili vi sono 'Filippo Ceo' e 'Genco'. È fondamentale verificare la compatibilità di fioritura se si piantano varietà diverse insieme, poiché la maggior parte richiede impollinatori a fioritura contemporanea per garantire una buona allegagione.
  • Come scegliere il portinnesto giusto per il mandorlo?
    La scelta dipende dal tipo di suolo. Il 'Franco' è ideale per terreni poveri, sassosi e siccitosi, ma soffre i ristagni idrici e i parassiti radicali. Il 'GF 677' (ibrido pesco-mandorlo) è molto vigoroso, precoce nella messa a frutto (5° anno) e adatto a terreni calcarei ben drenati. Il 'PS A6', usato spesso negli impianti intensivi, riduce il vigore vegetativo ma è meno resistente alla siccità e al calcare rispetto al GF 677. Valutare sempre il drenaggio del suolo prima di decidere.
  • Quando e come si raccoglie il mandorlo?
    La raccolta avviene generalmente a settembre. Per le mandorle da tavola fresche, si raccoglie anticipatamente quando il mallo è ancora tenero. Per le mandorle secche, si attende che il mallo inizi ad aprirsi e i frutti cadano spontaneamente. In Italia la raccolta è spesso manuale (abbacchiatura con aste), mentre negli impianti intensivi si usano scuotitrici meccaniche. Dopo la raccolta, le mandorle vanno separate dal mallo e fatte asciugare al sole o in essiccatoi per conservarle correttamente.
  • Il mandorlo teme il freddo? Quando fiorisce?
    Il mandorlo è un albero rustico capace di resistere a temperature invernali fino a -15/-20°C, ma è estremamente vulnerabile durante la fioritura. Poiché fiorisce precocemente (febbraio-marzo), i fiori sono sensibili alle gelate tardive primaverili, che possono compromettere il raccolto. Per questa ragione, predilige climi temperato-caldi tipici del Mediterraneo, evitando zone soggette a sbalzi termici improvvisi durante il periodo di fioritura.
  • Quali sono i principali parassiti e malattie del mandorlo?
    Tra i parassiti animali, il nemico principale nell'Italia meridionale è il Capnodio (*Capnodis tenebrionis*), un coleottero che scava gallerie nei tronchi. Si combatte con trappole a imbuto e mantenendo il terreno umido. Tra le malattie fungine, le più comuni sono i cancri rameali, i marciumi radicali (spesso legati a ristagni) e il marciume bruno dei fiori e frutti. Mantenere il terreno inerbito favorisce gli insetti utili che controllano naturalmente molti fitofagi.

Scheda Tecnica

Prunus amygdalus / Amygdalus communis

Nome scientificoPrunus amygdalus / Amygdalus communis
FamigliaRosacee
Tipo di piantaAlbero da frutto deciduo
OrigineBacino del Mediterraneo / Asia occidentale
EsposizionePieno sole (S, SE, SO)
TerrenoFresco, profondo, ben drenato, calcareo; evita ristagni
IrrigazioneModerata; essenziale in estate per giovani piante o portainnesti sensibili
FiorituraFebbraio-Marzo (precoce, sensibile a gelate tardive)
Altezza8-10 metri
ConcimazioneAzoto, Fosforo, Potassio; preferibilmente in autunno e post-raccolta
PotaturaLeggera, invernale; elimina succhioni e rami secchi
MoltiplicazioneInnalzamento su portinnesti specifici (franco, GF 677, PS A6)
Malattie e parassitiMarciumi radicali, cancri rameali, Capnodio tenebrionis, afidi
Difficoltà di coltivazioneMedia (richiede clima caldo, suolo drenante e protezione da gelate fioriture)

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