foglie ed infiorescenze di ailanto

Alberi Latifolie

ailanto

Nonostante la sua breve longevità l'ailanto è una pianta in grado di adattarsi a svariate condizioni pedoclimatiche colonnizzando diversi ambienti grazie al rapidissimo sviluppo dei suoi rizomi.

di Redazione

27 ottobre 2010

Generalità

L’ailanto, denominato anche albero del paradiso, appartiene alla famiglia delle Simarubacee, al genere Ailanthus ed alla specie altissima. È un albero di grosse dimensioni, alto 20-30 m, caratterizzato da uno sviluppo molto rapido e da una longevità piuttosto breve, infatti sopravvive al massimo per 80 anni; ha una forte attitudine pollonifera. Le radici sono profonde, ramificate e molto espanse. Il tronco è eretto e ramificato, la corteccia è di color grigio chiaro, liscia e provvista di lenticelle sugli esemplari giovani, mentre diviene più scura e leggermente fessurata sugli alberi adulti; la chioma è ampia ed irregolare. L’ailanto è una pianta dioica, per cui i fiori maschili e femminili si trovano su piante diverse. I fiori sono di piccole dimensioni, profumati, di un colore bianco-giallastro e riuniti in infiorescenze a pannocchia, lunghe oltre 30 cm, localizzate all’apice dei germogli. La fioritura si verifica ad inizio estate, l’impollinazione è entomofila, operata dalle api o da altri insetti pronubi. Il frutto è una samara rosso scura costituita da un seme alato lungo complessivamente 3-4 cm e largo circa 1 cm. Per la formazione dei frutti è necessaria la presenza di impollinatori maschili, visto che l’ailanto è una pianta dioica.

Foglie

Le foglie sono caduche, alterne, provviste di picciolo, composte, lunghe complessivamente anche più di 50 cm, di colore verde scuro superiormente, più chiare e ricche di ghiandole oleifere, responsabili del pessimo odore emanato, sulla pagina inferiore; ciascuna foglia è costituita da un picciolo sul quale si inseriscono a due a due più una apicale (da 11 a 31) delle foglioline lunghe 7-15 cm, larghe 3-4 cm, aventi una forma ovale-lanceolata.

Clima e terreno

L’ailanto preferisce i climi temperati, però è in grado di adattarsi anche a quelli temperati caldi e freddi in quanto resiste molto bene alle temperature elevate in estate ed a valori termici di parecchi gradi al di sotto dello zero; inoltre sopporta anche i venti forti. Le esposizioni migliori sono gli ambienti completamente soleggiati, però vegeta bene anche in aree parzialmente ombreggiate e discretamente in piena ombra. In fatto di terreno l’albero del paradiso è una specie molto adattabile, infatti cresce bene sui suoli aridi, salini, acidi, anche argillosi, però predilige quelli limosi, umidi e discretamente drenati, mentre non gradisce i terreni eccessivamente compatti che risultano soggetti ai ristagni idrici. Questa specie è originaria della Cina e della Corea del Nord, attualmente è presente in tutta Europa e negli Stati Uniti.

Ecologia

L’albero del paradiso possiede una notevole capacità di colonizzare i diversi ambienti in quanto è provvista di radici rizomatose in grado di svilupparsi lateralmente per decine di metri dando origine a nuovi esemplari e di semi alati che vengono diffusi nell’ambiente dal vento. Questa pianta si sviluppa molto rapidamente, anche in zone interessate dai cantieri edili, dando luogo a fitte boscaglie che creano condizioni di ombreggiamento che limitano fortemente la crescita di altre specie, le quali vengono inibite da una sostanza tossica detta ailantina prodotta dallo stesso ailanto; tra l’altro questa tossina può essere fastidiosa anche per l’uomo. Viste le sue caratteristiche l’albero del paradiso può essere considerata un’infestante; per impedirne la diffusione vanno sradicate completamente le piante giovani che in seguito devono essere bruciate.

Propagazione

L’ailanto si moltiplica per seme, per talea, per polloni basali e per divisione di cespi. La semina si può effettuare direttamente in piena terra in autunno o in primavera in quanto i semi possiedono una notevole capacità di germinazione, però per ottenere esemplari identici alla pianta madre bisogna ricorrere alle tecniche di propagazione per via vegetativa. Le talee di ramo ed i polloni basali si mettono a radicare in un substrato costituito da sabbia e torba in parti uguali. Una volta avvenuta la radicazione le piantine sono pronte ad essere trapiantate. La divisione dei cespi consiste nell’utilizzo di piccoli frammenti di rizoma aventi almeno un nodo, mettendoli a dimora in piena terra.

Tecniche di coltivazione

L’albero del paradiso viene coltivato per effettuare rimboschimenti sui terreni dissestati grazie all’apparato radicale profondo ed espanso e per la formazione di alberature stradali in quanto resiste senza problemi all’inquinamento atmosferico; non si mette a dimora nei parchi pubblici e nei giardini a causa della sua aggressività nei confronti delle altre specie. È stata introdotta in Italia nel 1800 per ottenere una specie di seta dal lepidottero “sfinge dell’ailanto”, l’insetto però non si è adattato ai nostri climi per cui l’esperimento non ha avuto successo. Con la potatura vengono eliminati i rami secchi, danneggiati, i polloni che si sviluppano alla base del tronco e gli eventuali rami posizionati troppo in basso in caso di alberature stradali. Solitamente non necessita di concimazioni e di irrigazioni, in quanto è molto invasiva, resistente alla siccità e le radici hanno un’elevata efficienza d’uso dell’acqua. Essendo una pianta molto rustica e pioniera l’ailanto non è soggetto ad attacchi di parassiti, i quali sono tenuti lontani dalle sue tossine prodotte.

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Domande frequenti

  • Perché l'ailanto è considerato una pianta infestante e pericolosa?
    L'ailanto è classificato come infestante perché possiede una straordinaria capacità di colonizzazione rapida attraverso rizomi che si espandono lateralmente per decenni, generando nuovi esemplari. Inoltre, rilascia nel suolo una sostanza tossica chiamata ailantina, che inibisce la crescita di altre specie vegetali circostanti, creando monocolture dense. Questa tossina può risultare fastidiosa anche per l'uomo. Per questo motivo, non è adatta a giardini privati o parchi pubblici dove potrebbe causare danni strutturali alle fondamenta e soffocare la biodiversità locale.
  • Quali sono le caratteristiche principali delle foglie di ailanto?
    Le foglie dell'ailanto sono caduche, composte e alterne, podendo superare i 50 cm di lunghezza totale. Sono costituite da numerose foglioline ovali-lanceolate (da 11 a 31) disposte su un picciolo centrale. Un dettaglio distintivo è la pagina inferiore, più chiara e ricca di ghiandole oleifere che emettono un odore sgradevole quando le foglie vengono sfregate o danneggiate. Questo aroma pungente è una caratteristica identificativa chiave della specie rispetto ad altri alberi simili.
  • Come si propaga correttamente l'ailanto?
    La propagazione avviene principalmente per seme, talea, polloni basali o divisione dei rizomi. La semina in pieno campo è efficace in autunno o primavera grazie all'elevata germinabilità dei semi. Tuttavia, per ottenere piante geneticamente identiche alla madre (specialmente considerando che la specie è dioica), è preferibile la riproduzione vegetativa. Talee di ramo e polloni basali vanno radicati in miscela di sabbia e torba. La divisione dei cespi richiede frammenti di rizoma con almeno un nodo, da interrare direttamente.
  • È possibile coltivare l'ailanto in vaso o in piccolo spazio?
    No, l'ailanto non è adatto alla coltivazione in vaso o in spazi ridotti. Essendo un albero che raggiunge i 20-30 metri di altezza e sviluppando un apparato radicale profondo ed estremamente invasivo, tende a rompere vasi e strutture. La sua natura pioniera e aggressiva lo rende idoneo solo per rimboschimenti di terreni dissestati o come alberatura stradale in aree isolate, dove possa espandersi senza interferire con infrastrutture o altre colture. In ambito domestico, il rischio di invaso è elevato.
  • Quanto vive un ailanto e quanto velocemente cresce?
    L'ailanto è caratterizzato da una crescita velocissima, capace di colonizzare anche aree disturbate come cantieri edili in tempi brevissimi. Tuttavia, la sua longevità è relativamente breve rispetto ad altri alberi secolari: sopravvive generalmente al massimo per 80 anni. Questa combinazione di rapida crescita e vita breve lo rende una specie pioniera ideale per stabilizzare terreni instabili, ma poco indicata per progetti di forestazione a lungo termine che richiedano stabilità millenaria.

Scheda Tecnica

Ailanthus altissima

Nome scientificoAilanthus altissima
FamigliaSimarubacee
Tipo di piantaAlbero deciduo di grandi dimensioni
OrigineCina e Corea del Nord
EsposizionePieno sole, tollombra parziale
Temperatura minimaResistente al freddo intenso
TerrenoAdattabile, preferisce limoso e drenato
IrrigazioneScarsa, molto resistente alla siccità
FiorituraInizio estate (bianco-giallastro)
Altezza20-30 metri
ConcimazioneNon necessaria
PotaturaEliminare polloni e rami secchi/danneggiati
MoltiplicazioneSeme, talea, polloni, divisione rizomi
Malattie e parassitiGeneralmente immune grazie alle tossine
Difficoltà di coltivazioneFacile, ma molto invasivo

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